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Wednesday, May 16, 2012
Un mancato investimento nel Mezzogiorno (parte prima)
Importanti finanziamenti per la nostra città sembrano arrivare! Le nostre disastrate casse si dice possano venire rimpinguate da incredibili investitori provenienti da alcune stelle vicino Marte e Urano.
Ho letto da qualche parte che i vulcaniani vogliono sistemare tutti i campanili del mondo a patto che venga loro consentito di installare su ciascuno di essi un maxi trasmettitore capace di consentire anche ai viaggiatori vulcaniani di poter recepire la loro tv via cavo, notoriamente la migliore dell’Universo, con programmi di approfondimento ad ogni ora e senza talk show politici.
Il progetto però è fallito. I ricchi investitori stranieri hanno improvvisamente abbandonato il tavolo delle trattative. Non sono state fornite motivazioni ufficiali, ma si sussurra che abbiano deciso di mollare tutto in seguito alla vista della città di Bari. La delegazione vulcaniana, infatti, aveva scelto come quartier generale la sconvolgente città meridionale, attratta dalla forma spaziale dello stadio cittadino. Quale altra città poteva possedere un tale maestoso Tempio – peraltro adornato al suo interno da una sostanza morbida e verde – se non la capitale del pianeta Terra? Il problema è che, distratti da cotanto verde, gli alieni erano usciti tutti dall’astronave e, mentre questi iniziavano ad esplorare il prato del San Nicola, un gruppo di predoni locali aveva rubato l’astronave dileguandosi con un mare di vivande e gazebo e piatti di plastica nei cieli baresi diretti verso la Foresta Umbra, loro abituale area ricreativa. Ma questo gli alieni non lo sapevano.
Questo era il problema. Non sapevano troppe cose. Avevano commesso un grosso errore presentandosi in queste terre ostili e lontane senza conoscere adeguatamente la fauna locale. Se avessero studiato meglio le carte universali avrebbero visto il triplo teschio mortale che campeggiava sui cieli di Bari.
Per chi non lo sapesse, infatti, la legenda dei teschi stilata dalle carte universali è la seguente:
- Un Teschio (Monoteschio). Razzismo latente, cibo freddo, bambini maleducati, presenza di CL
- Due teschi chiari (Biteschio chiaro). Tutto quello di cui sopra più: creazionismo, capillare presenza di CL, abusivismo edilizio
- Due teschi nerissimi (Biteschio oscuro). Tutto quello di cui sopra più: 6 automobili per nucleo familiare, CL ai vertici politici, evasione fiscale legalizzata
- Tre teschi (Triteschio). Tutto quello di cui sopra più: caporalato e schiavitù diffuse, presenza della Città del Vaticano, frequente ricorso al coprifuoco.
- Tre teschi nerissimi (Triplo teschio mortale). Tutto quello di cui sopra più ancora altre sciagure: utilizzo di linguaggi ancestrali, frodi assicurative frequenti, contrabbando di qualsiasi oggetto, spaccio part time.
- Quattro teschi (Il Poker di Teschi). Tutto quello di cui sopra più ANCORA: agguati nelle rotonde, rapine come attività ricreativa, furto di camion legalizzato e frodi assicurative quotidiane, ricorso a bambini soldato, spaccio full time.
Sull’esistenza del famigerato Poker di teschi sono state scritte migliaia di pagine. La leggenda vuole che un poker di teschi aleggi su un’area prossima alla città messicana di Juarez. Altri, compresi alcuni amici miei, giurano di aver visto un Poker di teschi nei pressi del Vesuvio. Ma l’unica città capace di ottenere tale status ufficialmente dall’Osservatorio Universale è stata una cittadina del Tavoliere delle Puglie chiamata Cerignola. Da questo dato ufficiale le mamme aliene di tutto l’Universo traggono spunto quando per riportare all’ordine i propri figli esclamano: “Jigryzyl, ti porto a Cerignola se non fai il bravo”.
Ma anche Bari con il suo triplo teschio mortale non era male. L’astronave ormai sarà già in mille insoliti pezzi smontati in qualche sfasciacarrozze di Foggia o del Barlettano. Non oso immaginare lo smarrimento dei tre alieni, bloccati senza automobile sul prato del San Nicola di Bari. E, si sa, affidarsi ai mezzi pubblici non è proprio la migliore delle idee dalle nostre parti.
Insomma, i vulcaniani erano disperati. Si guardavano negli occhi che erano nove su quel campo quel giorno perché ognuno di essi ne ha tre disposti a formare un triangolo isoscele. Il più ingenuo dei tre pensava potesse essere uno scherzo, una specie di gioco di benvenuto della gente locale. Capirono davvero che erano perduti, che una disattenzione di un istante può far male se sei a sette milioni di anni luce da casa, specialmente se poi pensi bene di atterrare a Bari. Tutto era perduto. Anche trascorse le dodici ore di rito che il Centro di Comando attendeva prima di mandare una squadra di soccorso, quest’ultima ci avrebbe impiegato almeno quattro giorni terrestri per arrivare in questa remota e anarchica località. Nel frattempo, come avrebbero resistito? La loro totale sprovvedutezza li rendeva ignari del fatto che era venerdì e il giorno dopo ventidue uomini seminudi avrebbero dato luogo ad un evento che i terrestri in questo caso chiamavano Bari-Torino. Oltre ai pericoli enormi legati all’incontro con gli autoctoni, infatti, ogni vulcaniano non può condividere uno stesso luogo con più di dieci – quindici per i più in forma – esseri viventi nello stesso tempo. Non che alle partite del Bari ci sia molta più gente, ma i soli calciatori in campo sarebbero stati ventidue, dunque… nuvole nere si addensavano sulle antenne dei tre vulcaniani. Quando si commette la sciocchezza di trovarsi in una situazione simile il vulcaniano esplode, ed è un orrido spettacolo, roba che neanche giornalisti e avvocati riuscirebbero a resistere. Per non parlare della puzza di zolfo e mele marce che impregna a vita il luogo e le persone in cui i fluidi corporei si depositano.
Penso che ormai anche il lettore si sia reso conto che tutto era perduto. Il vulcaniano A ancora non riusciva a crederci. Un istante prima era il capo della coraggiosa delegazione di un popolo più evoluto che voleva espandere i propri confini, delocalizzare – ma di molto – le proprie imprese. Un attimo dopo era il leader di tre naufraghi da Guinness dei Primati su un campo con delle strane aste bianche in lontananza che gli ricordava i tramonti del loro Sole bianco rettangolare nei pomeriggi d’inverno.
Forse era una trappola che i baresi ci hanno teso, pensava il vulcaniano B. Hanno costruito questa finta astronave per attirarci, toglierci ogni mezzo di sostentamento e imprigionarci qui dentro. Poteva essere. Forse tutta la popolazione barese si stava preparando al nostro arrivo e ora si sta complimentando con i capi delle forze armate e i politici stanno lucidando la loro dentatura in attesa della conferenza stampa.
Ma non poteva essere. Erano troppo arretrati. Come avrebbero potuto sapere che stavamo arrivando? L’obiezione del vulcaniano C, quello ingenuo, era giustissima. Stiamo parlando di una società arretratissima. Avevano ancora le religioni! Qualche anno prima erano riusciti a farsi attaccare da quattro arabi con un taglierino che praticamente con questi mezzi ridicoli avevano cambiato tutto in peggio. Potevano mai intercettare alieni da Urano? No, non era possibile.
(marco)
Monday, May 14, 2012
gabinetti
Questi maledetti pantaloni del pigiama si tirano sempre su mentre mi infilo nel letto ed anche se è maggio ed è caldo io ho freddo ed anche se è maggio e ho ancora le coperte di flanella mi sento tra Ucraina e Bielorussia stanotte. Domani ho un colloquio con un’azienda ultra innovativa specializzata nel fare pubblicità nei gabinetti. Dicono sia il business del futuro. Non so se è vero, come non so se questa innovazione preveda almeno un obsoleto rimborso spese. Sembra ci stiano apparecchiando un mondo di economisti ma io non mi ci ritrovo, io non ti ritrovo stanotte ma forse neanche domani, sono circondato da amici che spendono 800 euro al mese per guadagnarne 300 se va bene o zero in alcuni casi pittoreschi, e nessuno che vuole tornarsene a casa nel Meridione perché diciamoci la verità, ci stiamo disaffezionando alla nostra prima casa, è inevitabile se uno emigra e non vuole fare il giacomo leopardi del ventunesimo secolo. Comunque non lo so, o mi do malato e continuo a pedinarti o indosso la giacca dei colloqui e mi faccio un altro giro turistico a Trastevere. Che strana vita, e tutti a dirci che è temporaneo ma alla fine cosa non lo è? È un’osservazione scontata, un giorno forse smetteremo di sentirci vittime dei tempi e riprenderemo il controllo dei nostri cervelli e sarà festa grande, vedrai cara, non abbatterti diventerò un buon partito, prima o poi un rimborso spese lo rimedio e andremo a festeggiare a Parigi o a Sorrento.
(marco)
Sunday, May 13, 2012
Tempo e Spazio
Quel giorno, dopo che ti ho vista
qualche simpaticone rovesciò il mondo
e mi ritrovai a camminar sul cielo,
palazzi e case erano inarrivabili
il suono del clacson era ricordo vago,
le nuvole invece, che te lo dico a fare?
ci sguazzavo come in uno stagno;
nulla di fronte a me
nulla che mi desse da riflettere, nulla da pensare
su quel tappeto azzurro e sconfinato
elugubravo al massimo sulle correnti d'aria;
era diverso, era un pò strano,
avere tempo e spazio per pensare solo a te;
ma la realtà è che dopo un pò mi son scocciato
di stare solo, in mezzo al nulla
e poi faceva freddo, un freddo cane.
E allora mi chiedevo solamente,
quando mi avrebbero rirovesciato il mondo.
Giulio
Friday, May 11, 2012
Il Beneficio del dubbio
Fu impressionante l'improvviso sparire
della luce dagli occhi,
l'opacità dietro al quale decise di nascondersi
nel passaggio dal credo al non credo,
proprio mentre Marie
osservava la strana traiettoria
del suo boomerang lanciato nel futuro,
e realizzava dopo un pò che non sarebbe più tornato
ma questo non la faceva pensare affatto.
I suoi peggiori amici tornavano a trovarla,
a farle compagnia
e suggerirle nell'orecchio le risposte sbagliate
durante le interrogazioni di Miss Laif;
Ogni tanto e con gran sorpresa
un fulmine di pensiero riusciva
a farsi spazio tra quei rovi:
oh se ci fosse stato ancora Benateau,
già quello avrebbe voluto dire che, se avesse voluto dir qualcosa,
ma forse no.
Giulio
Con una Ford usata
Mi dovevo laureare quel pomeriggio alle due.
C’era la vostra macchina presa in prestito che veniva da lontano e a mezzogiorno era parcheggiata sotto casa. Era stato un lungo viaggio. Eravate stanchi ed io lo so anche affamati perché lo siete sempre. Mi sembrava così ridicolo non fare nemmeno un pranzo con i migliori ragazzi che conosco e ho sempre lontano non per colpa nostra, non so perché. Allora io e lei abbiamo comprato molta pasta e mentre mi sistemavo la cravatta mescolavo la pancetta e la mia felicità era commisurabile ai carboidrati che stavo preparando.
Ci siamo seduti a tavola tutti insieme dopo non so quanto tempo. C’era gente da Foggia, Catania, Bologna, Padova, Parma, Roma, Siena, il Gargano tutto, Sansepolcro-provincia-di-Arezzo, il New Jersey e la Svizzera. Ridevamo e bevevamo vino e brindavamo a un’amicizia che non finisce perché queste non sono cose con la data di scadenza tipo come l’amore. All’una e mezza eravamo un po’ brilli ed io dovevo cercare di chiudermi la giacca. Avevo gli occhi lucidi così tanto che avreste potuto strizzarmi e usare i miei liquidi per lucidare la Ford che vi avevano prestato per arrivare fin qui.
La discussione è andata nell’unico modo possibile. Mi sentivo fortunato, ma anche un po’ orgoglioso, forse qualcosa finora l’avevo fatta bene e non si tratta dell’Università, che potevo farla meglio. Il sole era alto quasi come oggi e voi eravate vicinissimi quasi come oggi.
Poi ricordo che era notte e visto che non trovavate parcheggio ve ne siete tornati direttamente nel Gargano e non ero stupito mica, perché io nulla so del mondo e di quello che ci succederà ma conosco tutto di noi, e questo conforta e rallegra. Vi ho salutato di notte per strada, l’ho fatto in dialetto come si fa dalle nostre parti per tutte le cose importanti che si vogliono dire.
Poi sono tornato a casa. Ho rivisto la tavola con la tovaglia di stamattina ben ripiegata ed in ordine. Non ricordo chi è stato quel santo che ha sparecchiato ma sicuramente si trattava di un mio amico.
( marco )
Wednesday, May 9, 2012
Dietro le sbarre della libertà
Johnny era stato chiuso in carcere alla tenera età di 19 anni, per omicidio plurimo colposo. Non sapeva assolutamente come era fatto il mondo lì fuori, osava solo immaginare quali perle potessero essere raccolte nelle sabbie dei mari profondi del pianeta.
Aveva desiderato, bramato, aspettato per venti lunghissimi anni di uscire di lì, pensando a tutto ciò che avrebbe fatto, progetti e idee che nello spazio di una cella non possono che rimanere tali. Ma ora, che mancava solo un mese al suo rilascio, iniziava ad esser sopraffatto da una serie di strani sentimenti: paura, insicurezza, sgomento; passava notti insonni o tormentate dagli incubi; una di queste, sognò una montagna che gli crollava addosso come se fosse disegnata su uno scenario.
Arrivato il giorno del rilascio, Frank, il secondino che ormai lo conosceva da 7 anni, lo prelevò dalla cella e lo accompagnò sin fuori dal cancello del carcere, dove ad attenderlo c'era già un taxi; dopo averlo salutato calorosamente Frank si voltò e si diresse verso l'ingresso, ma nel metter mano alla fondina (cosa che spesso Frank faceva in maniera compulsiva poichè gli procurava sicurezza) notò che la pistola non c'era; si girò di scatto e vide Johnny che faceva esplodere cinque colpi all'indirizzo del tassista; tre di questi lo colpirono al volto e in testa. Era morto.
Johnny avrebbe passato molto altro tempo in carcere. La sensazione di paura e di oppressione che provava da qualche tempo a questa parte iniziava lentamente a svanire.
Giulio
Johnny era stato chiuso in carcere alla tenera età di 19 anni, per omicidio plurimo colposo. Non sapeva assolutamente come era fatto il mondo lì fuori, osava solo immaginare quali perle potessero essere raccolte nelle sabbie dei mari profondi del pianeta.
Aveva desiderato, bramato, aspettato per venti lunghissimi anni di uscire di lì, pensando a tutto ciò che avrebbe fatto, progetti e idee che nello spazio di una cella non possono che rimanere tali. Ma ora, che mancava solo un mese al suo rilascio, iniziava ad esser sopraffatto da una serie di strani sentimenti: paura, insicurezza, sgomento; passava notti insonni o tormentate dagli incubi; una di queste, sognò una montagna che gli crollava addosso come se fosse disegnata su uno scenario.
Arrivato il giorno del rilascio, Frank, il secondino che ormai lo conosceva da 7 anni, lo prelevò dalla cella e lo accompagnò sin fuori dal cancello del carcere, dove ad attenderlo c'era già un taxi; dopo averlo salutato calorosamente Frank si voltò e si diresse verso l'ingresso, ma nel metter mano alla fondina (cosa che spesso Frank faceva in maniera compulsiva poichè gli procurava sicurezza) notò che la pistola non c'era; si girò di scatto e vide Johnny che faceva esplodere cinque colpi all'indirizzo del tassista; tre di questi lo colpirono al volto e in testa. Era morto.
Johnny avrebbe passato molto altro tempo in carcere. La sensazione di paura e di oppressione che provava da qualche tempo a questa parte iniziava lentamente a svanire.
Giulio
Fiducia
Fili di carta e fogli di lana,
e cieli neri come il piombo in pieno mattino
mi facevano pensare che
non ci avevo capito niente,
che avevo vissuto in un mondo
e nutrito speranze in esso
vane come i respiri sotto l' acqua.
Mi chiesi di cambiare punto di vista;
mi chiesi troppo; voleva dire
scambiare gli occhi con quelli d'un cieco;
non ne avevo il coraggio
benchè l'enciclopedia, letta al contrario,
nel verso giusto,
mi svelasse che egli vive meglio, in una stanza buia
come questo mondo.
Preferì il fardello di un osservatorio privilegiato
e preferì continuare
a credere che il ricredersi sia cosa ciclica,
che possa accadere più d'una volta sola.
Giulio
Fili di carta e fogli di lana,
e cieli neri come il piombo in pieno mattino
mi facevano pensare che
non ci avevo capito niente,
che avevo vissuto in un mondo
e nutrito speranze in esso
vane come i respiri sotto l' acqua.
Mi chiesi di cambiare punto di vista;
mi chiesi troppo; voleva dire
scambiare gli occhi con quelli d'un cieco;
non ne avevo il coraggio
benchè l'enciclopedia, letta al contrario,
nel verso giusto,
mi svelasse che egli vive meglio, in una stanza buia
come questo mondo.
Preferì il fardello di un osservatorio privilegiato
e preferì continuare
a credere che il ricredersi sia cosa ciclica,
che possa accadere più d'una volta sola.
Giulio
Amalfi
La finestra di fronte,
il mare e i monti condividevano
lo spazio di luce astratta;
ho mirato al di là della vicinanza
ed una lama affilata
mi ha mozzato il fiato,
un gelo improvviso mi ha
cristallizzato il respiro;
in quel momento avrei preteso
di fondermi in ciò che vedevo,
unirmi a ciò che vedevo
in una sorta di amplesso,
di essere quello che avevo negli occhi.
E' una sensazione che sfiora e anzi precipita nell'assurdo,
La Bellezza di uno Scenario.
Impotenza credo, si provi
impotenza quanto all'essere,
quanto all'avere, impotenza quanto al toccare;
come se ciò che si ha dinanzi non sia,
poichè non detiene i requisiti dell'esistenza,
seppur così, non è.
Forse è la impotenza che si è detto
a renderlo bello quanto ed in quanto,
irraggiungibile;
rincorrere un'immagine credo non sia possibile,
appena fatto un passo
essa è già divenuta un'altra.
Giulio
La finestra di fronte,
il mare e i monti condividevano
lo spazio di luce astratta;
ho mirato al di là della vicinanza
ed una lama affilata
mi ha mozzato il fiato,
un gelo improvviso mi ha
cristallizzato il respiro;
in quel momento avrei preteso
di fondermi in ciò che vedevo,
unirmi a ciò che vedevo
in una sorta di amplesso,
di essere quello che avevo negli occhi.
E' una sensazione che sfiora e anzi precipita nell'assurdo,
La Bellezza di uno Scenario.
Impotenza credo, si provi
impotenza quanto all'essere,
quanto all'avere, impotenza quanto al toccare;
come se ciò che si ha dinanzi non sia,
poichè non detiene i requisiti dell'esistenza,
seppur così, non è.
Forse è la impotenza che si è detto
a renderlo bello quanto ed in quanto,
irraggiungibile;
rincorrere un'immagine credo non sia possibile,
appena fatto un passo
essa è già divenuta un'altra.
Giulio
Non ho capito se è la polonia o no
io credo che i luoghi in cui vivi segnino il tuo corpo
vorrei poter esaminare le vene degli hawaiani
compararle con quelle dei polacchi
non possono essere uguali, dai
non scherziamo
pelli spaccate nasi rossi occhi gonfi
il freddo è la metafora di una brutta notizia
che nessuno è preparato ad affrontare
In un posto sicuro, portami in un posto sicuro
a sperare di svernare
( marco )
Tuesday, May 8, 2012
biglie
Ricordo che era marzo e stavamo cadendo in prescrizione e i nostri avvocati d’ufficio non sembravano turbati come noi. Un vecchio del quartiere Junno, uno di quelli che sa come si sta al mondo, mi voleva insegnare a calcolare quando i giovani cadono in prescrizione. Mi ha spiegato che ovviamente dipende dai tempi. Ai suoi tempi il tasso di invecchiamento giovanile era di 0,8. Quindi la regola diceva che dovevi moltiplicare l’età del ragazzo per 0,8. Questo perché l’Italia era giovane e fresca, mi diceva sempre il vecchio che sembrava lì lì per crepare, e soprattutto era povera e affamata, un elemento che sembra moltiplichi le forze dei meno vecchi e di conseguenza la prescrizione era lontana.
Il vecchio affermava con certezza che quando questa moltiplicazione ti avrebbe dato un numero superiore a 70 beh allora c’era poco da fare, la tua giovinezza era caduta in prescrizione.
Questo vecchio sembrava sapere il fatto suo, perché dopo settimane di calcoli astronomici e di limoncello sul selciato della basilica era scattato in piedi con il proverbiale “Eureka!” e i polacchi della chiesa prontamente l’avevano cacciato a calci e c’era il rischio che dimenticasse il fondamentale numero partorito poco prima. E dunque il vecchio aveva calcolato il tasso del 2012 e aveva mandato un messaggero a piedi a Roma che guarda caso quel pomeriggio c’era la Roma-Ostia e lui dopo essersi classificato quinto nella classifica di categoria mi aveva recapitato il messaggio ed era spirato sulla via del Mare, che fine di merda, su quella strada non ci sono nemmeno i lampioni.
Ed allora io avevo preso l’eurostar e tempo 4 ore e 2 guasti – uno a benevento l’altro tipo a cervaro – ero arrivato a casa del vecchio che aveva indossato per l’occasione la faccia delle brutte notizie o forse era la cirrosi, che ne so,
fatto sta che mentre lo sentivo rivelarmi che il tasso attuale era 2,8 aveva iniziato a fare un rapido calcolo e mi era uscito 72,8, mio dio. Questo voleva dire che magari non avevo la cirrosi ma forse non avevo poi molte chances in più di quel vecchio ragioniere, che a pensarci a questo punto avrebbe anche potuto farsi i fatti suoi e lasciarmi allo 0,8 degli anni cinquanta e vai col tango.
Ricordo che mi stavo ancora maledicendo quando mi avevi chiamato e mi avevi detto di tornare perché ti sentivi sola senza di me ed in quel momento
coefficiente o non coefficiente
ero felice, e le calcolatrici avrei fatto meglio a buttarle, meglio ripudiare ancora una volta la matematica e tornare da te che mi riempi le arterie di biglie colorate
e il mondo oggi è giovane e bello ed io ne sono il leader indiscusso
(marco)
Monday, May 7, 2012
Visioni e Divisioni
Comunque ora i due ragazzi erano insieme ed era questa l'unica cosa che contava; Jackie, forse più di Brenda, questo lo aveva capito, se non fosse altro che perchè rifletteva sulle cose molto più di lei, e di tutti gli altri probabilmente.
Deglutì e si girò verso di lei: lei era uno scheletro in un sacco a pelo; pensò che aveva bevuto qualche birra di troppo e si fiondò per avere la conferma che ciò che vedeva era frutto delle sue allucinazioni saltellanti, ma quando andò per abbracciarla si trovò in mano un cumulo di ossa; strano facevano proprio il rumore del legno.
Che cazzo significava? si era immaginato tutto prima, o si stava immaginando tutto ora? di certo il gelo era rimasto, anzi ora sembrava fare più freddo di prima, ogni tanto qualche pezzettino di vetro della finestra cadeva sul pavimento, e probabilmente ogni tanto anche per strada. Il freddo ora era insopportabile, le sue labbra erano diventate viola; la musica che veniva dal locale era assordante e le sirene della polizia si mischiavano alle urla dei barboni ubriachi: un concerto infernale. La sbornia iniziava lentamente a diventare paranoia e l'ansia gli faceva venire una nausea bestiale. Chisà se c'era un bagno in quel posto di schifo; cercare un bagno? ma cosa diamine mai gli passava per la testa? vomitò tutto per terra e quindi come se non bastasse si aggiunse anche il fetore. Era una situazione di merda, una situazione di merda e basta.
Giulio
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