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Monday, April 13, 2026

Dedalo

per s.d.s.


mentre, nel labirinto, il percorso possibile è solo uno e porta al centro e poi all’uscita,

nel dedalo perdersi è inevitabile.



che sapore hanno le cose

quando si posano sulla lingua

ma non sai più decrittarle


cani grandi cani piccoli cani lungo la strada per taranto

ci guardano senza capire

dentro le nostre gabbie soleggiate


era meglio non conoscerle, le regole del mondo

perché poi cerchi di comprenderle

e ti perdi nel tuo dedalo


un foglietto piegato in quattro

incastrato in una siepe

un frammento, un resoconto da una sorella a un’altra


era un vaso intero pieeeeeeno di luce

è caduto in terra ha fatto un macello

nessun reparto di oncologia poteva contenerla tutta

Thursday, February 5, 2026

oceania

lo spazio che hai creato

tra una parola e l'altra

una frattura inascoltabile

non c'è goccia che cade 

più veloce di un'altra

quando ti ho dato le spalle

ho camminato per ore 

una volta rotta

una promessa

precipita sul fondo

non c'è voce che si spegne

più veloce di un'altra

e pensare che mancavano soltanto l'Africa 

e l'Oceania, come te 

incomprensibile e distante 

Monday, January 19, 2026

disertare

trovare le parole
per arrendersi alla vita 

restituirla così com'è 
abolirla dal domani 

incontrare una donna in aeroporto 
ricevere un "ciao" pieno di luce di calore 

darle un piccolo regalo
dirle solo "non chiedermi perché" e poi fuggire

disertare la vita 
per eccesso di passione

fingere che non esista
trascurarla come una patologia 

Tuesday, January 13, 2026

nausea / mouvement de terre

 Malleh
Marrakech
11/01/2026


donne bellissime

donne bellissime dai capelli nero pece

un pozzo scuro un bunker marocchino

in cui perdo la chiave muoio di fame


nel quartiere Malleh

cumuli di macerie tutt'intorno

e ricompare quel mattino all'improvviso

un autolavaggio in centro europa

a lavare via graffi e dolore

quella risata rauca impacciata

che riempiva i tuoi polmoni 


poi di nuovo le macerie

cinque gatti si strusciano ai miei piedi

senza questa nausea nemmeno capirei

se questo mondo ancora mi contiene


il guardiano del museo ripete

le mouvement de terre

le mouvement de terre

come per tenermi lì con lui

anche se non voglio

come se, a furia di nominarla,

la realtà diventasse più accettabile

Wednesday, October 29, 2025

Ambaradan - tra quelle dieci dita

Ambaradan è un termine che indica un insieme disordinato di cose. Si presume derivi dalla battaglia di Amba Aradam, in Etiopia, nel 1936. Uno dei principali crimini di guerra italiani. 

per adam pollo e j.m.g. le clèzio


mentre mi parli delle tue vacanze

io mi tiro fuori l'anima 

le tolgo un po' di polvere mi illudo di pulirla 


forse 

tutto questo dispiacere

potrei ancora sfruttarlo a mio favore


prendere altre piante, cactacee, carnivore

palme che purificano l'aria

roba che mi dia una mano a respirare


muoversi sovrappensiero per il mondo

scambiare quei capelli per i suoi

la parola chiave?  "deludente"


apro gli occhi sul pavimento colmo di insetti

dell'ospedale del mio paese

che sete ho!


a furia di muovermi per il mondo

mi sono cucito le labbra

con spago marrone 


quando brucia, la pelle come il mondo si ritrae 

tra quelle dieci dita senza smalto

mi si è sdrucita l'anima


eppure ancora dico 

tutto questo dispiacere 

potrei sfruttarlo a mio favore


farci una corda e arrampicarmi su un palazzo 

per vedere roma 

i suoi fiumi le sue distanze la sua lontananza


chili e chili di stare al mondo

parole aerei fogli di carta nascondigli favolosi

tutto questo ambaradan 


e ancora riesce sempre a trovarmi 

a erodermi a indurirmi

è questo il suo aspetto affascinante


non gli puoi sfuggire


Sunday, October 12, 2025

fentanyl

                            mattino

ho comprato un gioco per bambini

un elefante variopinto,

che stupenda parola, variopinto,


così piena di promesse


ho parlato con te

come se fossi nella stanza

uno chiedeva all’altro di descrivere


il rumore che fa il tempo mentre consuma gli uomini

 

ma non volevamo approfondire la questione.

ci siamo detti

è un romanzo di Barnes


l’angoscia di essere braccati

da forze i n v i s i b i l i  

accusati di crimini che non abbiamo commesso

 

l’unione sovietica la costruiamo con calma

ogni sera dentro di noi

adesso è più un tempo da fentanyl

un altro modo di chiamare

la stessa solitudine

 

abbiamo cercato altre parole per raccontarlo

il rumore di questo nostro tempo

l'ipotesi è che sia quello che accade alla mente

mentre la nostra pelle si macchia 


il nostro sguardo si vela

le speranze si     disidratrano

e inizi ad arrenderti 


                            pomeriggio

mi insegnano a usare un defibrillatore

in tasca ho una pietra liscia e un fazzoletto 

che vengono dalle tue parti

 

non aver paura di spezzare le costole

mi dice l'istruttore


io ho quarant’anni

questo è un dato incontrovertibile

sono da solo in questa stanza 

ma entrambi in questa stanza

possiamo dire di averlo saputo una volta 

che cos’è l’amore


questa è un po' una consolazione

un po' un dolore

di certo è un altro dato inconfutabile

che torna a trovarmi

 

mentre penso al tuo Paese

                 senza sbocchi sul mare

Monday, October 6, 2025

una vita come tante

ci sono frammenti di conversazioni, brandelli di espressioni facciali

piccoli episodi / sguardi ed espressioni 

pulviscolo atmosferico che fingo di non notare


e, tutto intorno, il rumore delle persone che siamo diventate


(togli le scarpe prima di entrare in casa 

proteggi i sedili della tua auto 

e pulisci ogni due giorni i vetri delle finestre)


nel mio piccolo paese potrei morire in un istante

non c’è più nulla. Nulla. Il vento ha spazzato via tutto.

solo pochi superstiti che guardano la strada dalle fessure delle persiane. 


(non fidarti di nessuno / vai in chiesa ogni domenica 

non prendere un cane, troppo impegnativo / 

una birra sotto casa e arrivi prima a letto)  


è stata una tempesta di vento a spazzarci via 

ci siamo rifugiati, come scarafaggi, in un anfratto

e abbiamo finito per abituarci


abbiamo arredato il nostro tugurio 

riponendo con cura su ogni mensola

tutti i sogni che non realizzeremo 


è finita che siamo rimasti soli 

nel nostro piccolo insignificante spazio

la natura lì fuori si rivela straordinaria 


ma noi non ce ne accorgiamo

mentre strenui continuiamo a difendere

il nostro squallido angolo di muro 



 




Thursday, September 25, 2025

nel rumore bianco / kelet

Lavoro per preparare una riunione. Scrivo un appunto per un uomo politico. Organizzo un viaggio intercontinentale. Chiamo un tecnico per risolvere un problema idraulico in casa. Porto il cane a fare una passeggiata. Ascolto musica. Rido con i miei amici. Dormo. Parlo di letteratura con altri appassionati. Mi commuovo guardando un cielo. Vado a fare la spesa al supermercato. Sono fermo ad un semaforo rosso. 

Questi sono alcuni dei momenti che ricordo in cui quel pensiero sale in superficie. Emerge e mi trafigge come un chiodo. Cerco rimedio nel cibo. In relazioni occasionali. Nella benedetta letteratura. Nella musica. Nei viaggi. Principalmente, lo cerco nelle mie stesse fibre muscolari. Nelle mie mani e nel mio cuore.

Non ci sono suoni tra le mie pareti e, tra le crepe del pavimento, potrebbe essersi infilato chissà cosa. Sento ancora qualcosa, però. Mi sembra quasi di vederlo, latente tra le prese elettriche. Tra il rumore delle posate che asciugo. Tra le voci dei passanti che si arrampicano alla finestra. Tra i milioni di esseri umani che scruto mentre guardo a est. Come quando, dopo averti amputato un arto ancora lo senti muovere, io ancora sento qualcosa, disperso nel rumore bianco ma chiarissimo. L'impronta del nostro dialogo. Quella traccia incancellabile rimasta sospesa nell'aria, che non può e non vuole andare via. 

È crepa che si fa voragine, e nuotando nell'aria si è fatto quasi ottobre /

Wednesday, September 3, 2025

Amburgo - l'estate del '43

Sono nato alla fine di un'estate 

in una città che nel '43 bruciava 


miliardi di metri più a nord 

negli stessi giorni Amburgo la imitava 


Amburgo che ha deciso di dominare l'acqua 

si è fatta selva di chiuse, canali e scrosci artificiali 


Amburgo che sembra sapere bene

che cosa è la solitudine 


si allinea così bene al mio dolore 

mi accompagna senza dire una parola 


è così che sono arrivato alla fine di un'estate 

e in qualche modo ho trovato il porto 


come sono simili a me 

tutte queste gigantesche navi


che non so quando partono né dove vanno

Thursday, August 28, 2025

kazakhstan - volarsi incontro

una interruzione

crepa tra collo e torace 
vibrazione del labbro inferiore

numero civico in paese straniero
una volta ci siamo volati incontro

leggono le tue parole in kazakhstan
le tue sillabe i tuoi concetti
il tuo dolore senza fine né colore

mi scuoti, insisti, fai cadere le mie foglie 

i dati dicono che le leggono in kazakhstan
e poi francia stati uniti irlanda germania regno unito
solo questa settimana

mi frammento su pavimenti stranieri
gocce di mercurio all’inizio dell’estate

c'è uno specchio in albergo 
guardo per ore i miei pori della pelle

scopro pieghe sul viso che ieri non avevo
ma tu continui a elencare paesi con la cappa

convinta di attenuare il dolore
come se, per una silenziosa regola del cosmo, 

sparpagliarlo in paesi esotici
possa attenuarlo in qualche modo 

Dedalo

per s.d.s. mentre, nel labirinto, il percorso possibile è solo uno e porta al centro e poi all’uscita, nel dedalo perdersi è inevitabile. ...