da lontano, dalle montagne oltre il lazio, dalle colonie di orsi dall'adriatico dai serbi tutti
le sagome degli uomini le loro vite
si diluiscono nell'etere
si perdono nelle crepe dei viadotti dell'A24
fanno un rumore indistinto potrebbe dirsi un mormorio
una moltitudine di piccole voci
voci che raccontano le storie più diverse
parlano di dolore lamentano un'assenza
la richiamano la cancellano la maledicono
un insieme di sussurri di bestemmie
di vocali rotte nel buio di una stanza
parole d'amore dette piano, appoggiate
tra le dita di una mano senza smalto
pezzi di frasi rimaste incagliate
dette troppo presto dette troppo tardi
è ottobre
hai scopato via ogni virgola dalle mie pause
sei polvere che inalo entri in circolo accendi un pezzo
della mia vita incomprensibile
le mille voci si avvicinano
arrivano tutte insieme tendono un agguato
spero non si offenda nessun morto
se dimentico un pezzo di passato
mi ritorna quel momento
il giorno in cui mi ruppi il polso
e la mia mano tornò a scrivere
a reggerti la testa
i suoni lunghi e freschi che contiene
è sorprendente, donnie, lo vedi anche tu da una frattura
quanta bellezza può arrivare