un film degli anni sessanta
alain delon si chiamava piero
monica vitti? vittoria
c’erano le albe già i tramonti
c’era mio padre in calzoni corti c’era un freddo un freddo
che non sento più
dovrei mostrartelo però a volte
mi distraggo un attimo
divento anziano
e tu un pomeriggio di giugno
mi muori nella mano
io ti rincorro faccio roma gargano in un secondo
grido il tuo nome lo afferro mi scivola lo afferro mi
scivola di nuovo
lo frantumo sul pavimento bestemmio mi taglio con i cocci
è questa la forma che do
al mio eterno fallimento
vorrei dirtelo un’ultima volta
lanciarti addosso il tuo nome
ridertelo in faccia scrollarti dirti FORZA tirami i reni il fegato
aggrappati all’intestino torna in cima
!facciamo un po’ a metà
di questa infezione senza fine!
ma poi il sole si copre
ti perdi tra le acque ti allontani tra la folla
mi pianti dei chiodi trasparenti
in un punto preciso nello stomaco
e non riesco a dirti che il film di piero e vittoria
si conclude con una strada deserta
con la forma di un’assenza
che illumina la strada
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