Reading List

Thursday, April 9, 2020

ventiquattro (vite)

ne conto sette
sette nodi su nastro magnetico
l’ultimo stretto più di tutti

mi fai pena
nel modo tenero e amaro
che so provare solo io

se lo sciolgo cosa vedo
due stanze chiuse a chiave
nello stesso appartamento

ma non lo sappiamo
o forse, peggio ancora,
non ci andava di saperlo

Saturday, April 4, 2020

Twenty three (transcription from a conversation between strangers)

to van morrison

TRANSCRIPTION FROM A CONVERSATION BETWEEN STRANGERS
Twenty-first century


9 months ago
Username: 34943 wrote:

Hello everybody. If you love VM you're beautiful people for sure. I need your help. Your imagination. I want to play this masterpiece for the most beautiful girl on earth: her name means "the one who comes from the woods." :o 
But.. Here’s the question: where should I sing Astral Weeks for her? Which would be the most suitable place for this amazing song? How can I find such a comparable place? Use your imagination 😊 All answers are welcome, even (and especially) the strangest ones. thank you, m.

6 months ago
Username: dlm9293 wrote:

@34943 Anywhere, doesnt matter. Let life decide the spot, let it happen organically. Dont "try" and pick a place, because, if you're anything like me, you'll have doubts and think the spot not good enough. I assure you, wherever you decide, or have decided, it will become situated in your mind forever, as a special place and moment in your memory.

2 months ago
Username: 34943 wrote:

@dlm9293 you're right. Life decides spots, circumstances, everything. And, unfortunately, life decided that this love wasn't supposed to start. A beautiful writer once said that every love story is a ghost story: now I fully understand him. But once again, regarding the spot, you were right: even the nowhere where this non-fact has happened, it will remain forever fixed in my mind.



Thursday, April 2, 2020

ventidue

"si era fatto violino di vetro perché voleva vedere la musica" , diceva una donna. E lui guardava davvero, ma non riusciva mai a vedere. Lui sa che ogni giorno lei legge queste pagine: Google sa ogni cosa, anche la (dan)nazione di provenienza del suo telefono, del suo computer, del suo imbarazzo. Intanto le stagioni cambiano. Lui sfoglia foto di luoghi lontani. Questa mattina ha visto un uomo a mogadiscio. Portava sulla schiena un intero squalo martello. Era gigantesco. Più grande dell'uomo che lo portava. Sembrava una scena di un film di un Sergio Leone sotto LSD. Era il mondo reale. Reale. La sua amica gli ha detto che sarebbe diventato ricco , ma non qui: in un mondo dove le monete saranno il tempo e la pazienza. Non qui. Non qui.  Qui sia lo squalo che l'uomo sono vittime. Qui cambiamo ogni giorno abito eppure la trama è fissa. Ci sono solo vittime qui, ripete lui alla parete. La dipinge di rosso con una fessura oscura. Il sipario di un teatro. Qualcosa che è iniziato o che, forse, è finito. Si era fatto uomo di vetro perché voleva vedere oltre, diceva un uomo. E lei guardava davvero, ma non riusciva mai a vedere.

Wednesday, April 1, 2020

ventuno (il tavolo di una ricca colazione)


quando non scrive, il poeta è ottimista

una estranea che conosceva
da prima che nascesse

la incontra per sbaglio
ed ecco la beatrice che non era

il poeta appoggia gli organi
in fila sul tavolo della cucina

questi sono i suoi ingredienti

se per morire ha imparato molti modi
per amare ne conosce solo questo

Sunday, March 29, 2020

venti (frattura)

 Il prodursi di una soluzione di continuità in un corpo

un tempo con la mia frattura
sarei andato in ospedale
a farmi chiudere a chiave la confusione
ma solamente per un po'

un tempo la differenza era tutta lì:
tra gli aerei che ho preso
quelli che ho perso 
e quelli che avrei voluto perdere

un tempo rincorrevi gli intervalli
era il soffio di vento nel corridoio
l'entropia degli amori nascenti delle passeggiate di marzo  
infranti da una donna vietati da un governo

un tempo con la mia frattura
sarei andato in ospedale
e poi con mille pesi invisibili 
dritto dalla tua pelle di bambina

quel tempo mi è evaporato in tasca
hanno soffocato il caos con una coperta di lana 
oltre alla cenere cosa è rimasto
un set di amori comodi e decreti del governo

di quel tempo a noi cosa rimane
questa frattura e poco altro
la parola che meglio percorre
i nostri comportamenti desideri sentimenti






Thursday, March 19, 2020

diciannove (nome falso)

dico quel nome
lo consegno ad alberi vento depliant di centri commerciali
lo pronuncio male deliberatamente
storpio consonanti scelgo vocali migliori
(quelle più adatte a me)

la considero reale al 53%
niente di più niente di meno

mi taglio le dita con un foglio di carta
accarezzo questa capitale senza uomini
divento io la città che percorro
è la mia strada
quel non so più che mi rimane

potrei donare quello che non ho
e sentirmi comunque più leggero

costruisco la mia città di persone e abiti corti
e tengo fuori tutti gli impauriti chi ha paura di tagliarsi con un foglio di carta
li allontano li emargino
rido di loro dei loro tremori
pronuncio male i loro vuoti nomi

li considero reali al 53%
niente di più, niente di meno

Friday, March 13, 2020

diciotto (ripetizione)

è iniziato a marzo o forse febbraio non so più di quale anno

la voce di donna nella stanza accanto
non ricorda di aver pianto
e se busso alla sua porta
un letto sfatto una finestra rotta

è la mia brutta malattia
ciò che rassicura gli altri
m'innesta sconforto ed apatia

le abitudini, i proverbi, la tradizione
io respiro un terrore disperato di ogni ripetizione

ma tu, davvero, non senti nulla? Cioè, voglio dire, possibile?

nelle ripetizioni qualcuno ci vede famiglia
pace e appagamento
io coltivo dolore
inazione e spegnimento

vorrei tornare per le strade
ma non oggi
meritiamo tutti un po' di carcere

c'era un tipo che non lo meritava
l'uomo che ero solito essere

è finita il 25 aprile (stacco di telecamera) - canzone alla radio - corsa sul tevere (o forse era quel tejo)

Tuesday, March 10, 2020

diciassette (per i falsi amori, per i falsi amici)

per ubaldo ragona

ho sentito la sua voce
tra le pieghe del quartiere EUR
avevo le tasche troppo piccole
e per non smetter di cercarla
le dilatavo come un sogno ricorrente

adesso è iniziata una nuova era
un eterno preserata di distanze inafferrabili
e primavere altrui
un periodo di intervalli tra due punti
che non ricordo più

ho sentito la sua voce
tra le pieghe del quartiere EUR
aveva un che di isterico
e come dargli torto
poteva esser riso oppure pianto

certo è che le grida lontane dei bambini
adesso mi lasciano atterrito
e mi chiedo se non sia proprio vincent price
quel mio intervallo tra due punti
che non ricordo più

Wednesday, March 4, 2020

sedici (in una canzone di flovry)


c u in class! 
è sia un piacere che un dolore
il pazzo lo diceva
un amore non corrisposto 
è pur sempre amore

e ancora non sapeva
di un impulso intermittente
raccolto ai piedi di un cancello
diventato carcere

un pezzo di legno incide sulla sabbia
la vigilia di un marzo
che non mi contiene più

non spaventa l'invisibile
il pazzo lo diceva
è la geografia la paura la stanchezza 
e altri articoli che non conosco

e ancora non sapeva
di un impulso intermittente
incrinato da sè stesso
l'amore è il colera e il colera è l'amore

dovrei dimenticarlo e non tornare più
in quella città che tanto mi somiglia
a volte la odio altre la amo
non si può dire sia un luogo normale

non si può dire sia un amore normale
è stato uno di quei tavoli nelle carceri
dove rovesci tutto quello che hai organi inclusi
vasi sanguigni mucose ghiandole

tutta la differenza che c'era
il fatto che io sapessi tante regole
che tu ancora dovevi imparare
aver amato ogni movimento

l'ho ritrovato in una canzone di flovry
era un amore profondo come questa città di mare
pieno di panorami rincorse vento sulla faccia
tasche vuote e rimpianti in ogni dove

Friday, February 21, 2020

quindici (ogni mattino alle sette)

per andrea gambacorta e patrick modiano


"non sono nulla. soltanto una sagoma chiara, quella sera, seduta all'esterno di un caffè"
un sogno ricorrente
come un romanzo di patrick
una corsa in boschi di fantasmi e labbra tremolanti
una donna lungo una strada francese ti saluta con un bacio per l’ultima volta

prima ogni strada portava a roma
adesso ogni strada parte da roma
i miei amici sparpagliati
tessere di un domino rotto
che restano tutte in piedi
perplesse e distanti

almeno nick cave viene a roma l’undici giugno
però poi ritorna
quel sogno ricorrente quel romanzo di modiano
una corsa nei tram a cercare la tua auto grigio metallizzato
l'adesivo giallo dei traghetti
la scatola di detergenti nel retro

lo so, fa rider tutto il mondo (tranne me)
ma ogni mattina alle sette
ricordo ancora te
e quell’ultima estate degli anni dieci
un sogno ricorrente
come un romanzo di patrick

Thursday, February 13, 2020

quattordici (let's save Tony Orlando's house)

non puoi rimproverarlo a nessuno
dritto contro quel muro
ci sei andato tu da solo
un ayrton senza casco
ma con gli stessi occhi

i migliori amici sono evaporati
solo le orme intorno
come frasi d'amore di donne immature
non torneranno più.
Mai più. Smetti di pensarci

ho comprato una nuova maschera
senza fessure per occhi né per bocca
è semplice e bello isolare la tua vita passata
se la indosso si comporta bene
non pronuncia mai parole d'amore finto

e lascia che tranquillo mi avvicini al muro

volevo parlarti di piero e vittoria / infezione

un film degli anni sessanta alain delon si chiamava piero monica vitti? vittoria c’erano le albe già i tramonti c’era mio padre in c...