Reading List

Saturday, April 30, 2016

la nostra città i nostri cani morti


folate di vento frasi gutturali e attese in aeroporto
la mia pazienza qui non verrà sprecata
ho conosciuto te e questa città
nello stesso imbarazzato modo
lunghe fasi di studio per cominciare
frasi brevi nelle stazioni come a tavola
pian piano le prime bizzarre intese
sull'appia nuova come a nettuno centro
la tua tenera storia sui nostri adorabili cani morti
i barboni a scandire incroci e tramonti
Lisbona è un lamento invisibile
a cui non riesco a rinunciare
fino a sera
quando poi puntuale torni a salvarmi tu
con quella tenera storia sui nostri adorabili cani morti

Sunday, April 17, 2016

città di sensitivi e astrologi



sulla tua pelle e lungo le mie retine 
i punti oscuri sono sempre numerosi e ben distribuiti
ma, tra i deserti, qualcosa di lucido lo avverto
questa città di silenzi e salotti vuoti
ha padroni con uniformi strane e nasi in cielo 
alla prima malinconia tirano la giacca
il destino lusitano tra le labbra 
lungo il fiume già sanno cosa pensi 
e con chi vorresti essere in questo momento
lavorano con mappe, metafore e altre merci 
invisibili e lontane
come l'amore che un tempo provavo
adesso ricomincia l'autunno
una qualche indefinita lunatica stagione volge al termine
molti punti rimangono oscuri nella mia mente
non reggo più lo sguardo dei ciechi per strada
e rincorro il bus delle 7.40
certi giorni riesco a prenderlo
altri rimango in panchina 
a sentir parlare di onde alte e destini
gli umili padroni di questa città

Monday, March 21, 2016

PARABENS PRINCESA ALICE

(per AM, NG, MV)

Che tu lo voglia o meno il tempo come sabbia trasparente ci sotterrerà impietoso presto inizieremo a sentirci appesantiti e semoventi e l'entusiasmo come la forza verrà a mancare A meno che non chiudiamo gli occhi ogni tanto e ci sforziamo di tornare come qualche tempo fa PARABENS PRINCESA ALICE recita un festone in piedi nel parco Alice non vuole chiudere gli occhi sono aperti da troppo poco per essere già stanchi Il vento si alza e strattona le parole compone frasi senza lieto fine che già conosco Mi piace pensare che un giorno per un solo minuto di un solo giorno secolo ventesimo o ventunesimo non importa per qualcuno sono stato importante e per un istante quel qualcuno non desiderava altro che il mio malinconico profilo. Intanto la princesa Alice cresce veloce io incespico a ovest di tutti quelli che conosco nessuna corrente d’aria oggi pomeriggio credevo di sentire il rumore del vento erano solo quattro bambini tra l'erba e i miei occhi che non volevano aprirsi

Friday, February 26, 2016

era un topo meraviglioso

era un topo meraviglioso
enorme, indifeso e morto
sembrava chiaro che avesse lottato prima di soccombere
come tutte le persone degne di questo nome
un amico ipotizzava discussioni degenerate come le sue relazioni
a breve la scientifica sarebbe arrivata
un minuscolo lenzuolo avrebbe coperto tutto
intanto lo vedevo senza vita sul mio pianerottolo
dolce e arrendevole come carri armati obsoleti
ho subito pensato a te
che da tempo non strisci più da queste fogne
quanto può essere romantico un topo morto
lo sappiamo solo io e te
e la prima frase di questa poesia
l’avremmo pronunciata solo io e te

Wednesday, February 3, 2016

da lontano

per I.

Gli errori come i rumori sono sempre troppi
ogni volta che sei via me lo ricordo
scattano una foto da lontano
perché son l'unico nella piazza
un campanello rintuzza i dialoghi degli spazzini
tra poco anche i passeri torneranno a chiedersi
votare scheda bianca o non presentarsi affatto?
solo io e te se potessimo vederci qui adesso
so che non diremmo nulla
tutto quello che dobbiamo dirci
morbido ristagna nei nostri crani
tenera mi accarezzi ossa delle mani e organi interni
tutto andrà per il meglio
sembra dica uno spazzino all'altro
ed io ci credo per davvero
i nostri giovani organi
li abbiamo svezzati tra le pause
i nostri teneri accordi
li abbiamo registrati nel silenzio

Monday, October 5, 2015

Maria, solitaria

Maria solitaria chiude la finestra
per non far entrare il silenzio
discreta guarda la piazza deserta
quante stelle han cercato di incendiarla,
arrivano sempre tardi
causa assenza di adeguati mezzi pubblici.
Maria solitaria chiude la finestra
la DIGOS stanca si trascina verso il palazzo comunale
l’amministrazione per guadagnare tempo ha assassinato l’illuminazione
ma non sanno loro
quanta oscurità abbiamo masticato
al buio ormai vediamo tutto meglio.
Maria solitaria chiude la finestra
per non far rientrare il silenzio
seduta sul pavimento della grande casa sfitta
cercando qualcosa da opporre 
a questa lenta emorragia di suoni.
Cosa è rimasto? 
Qualche tonnellata di pietre antiche
spiagge nascoste
decine di prodotti tipici locali.
Maria solitaria si alza pensosa
per andare sotto le coperte che sono il suo bunker
da uno spiraglio fissa il soffitto colmo di crepe
e ritornano in mente le rumorose folle della sua infanzia,
ad ognuna assegna un nome 
un nome di una persona andata via
e si ricorda

Monday, April 27, 2015

cosa significa essere libero


fine aprile inizio maggio centro italia vento dalla spagna o forse dall’alto marocco
in africa vive un rinoceronte con 5 uomini di scorta
tu metti un annuncio sul giornale 
cerchi persone vive che ancora non conosci
per sfruttare al meglio i pomeriggi morti
a me dicono che sono stato catturato da giovane
ero disperso nella giungla, raccontano 
non sapevo niente, a parte chi eri tu 
- il mio disperato rugoso colonnello - 
e andava bene così
intanto metti un altro annuncio sul giornale
cerchi un compagno per l’ennesimo pomeriggio morto
mentre io cerco un poster di cruijff
per coprire tutti i fori nella parete
era ieri o l’anno scorso che sei andata via 
ti avevo promesso che avrei pensato 
a cosa significava essere libero
sul giornale adesso c’è un riquadro bianco
e tanti pomeriggi morti senza compagna
la mia schiena si piega sotto pesi invisibili
di notte continuo a incurvarmi 
mentre sogno la mia vita precedente
quella vita in cui avevo occupato tutti i pomeriggi morti  
mi addormentavo sui mezzi pubblici color pesca
e non avevo il tempo di cercare tra le coperte
 il mio vecchio sciocco libro della giungla

Wednesday, March 25, 2015

nel mio più lungo intervallo di cecità

ogni volta che chiudo gli occhi
fedele ritorna
l'atroce episodio della tua fuga
nonostante roma il vento la sera tardi
e tutto questo ipocrita bel tempo
ti sei allontanata sordida
nel mio più lungo intervallo di cecità
ogni volta che chiudo gli occhi
fedele ritorna
l'atroce episodio della tua fuga
tu scompari e aggredisci il mio unico occhio
io moderno polifemo urlo e colpisco il vuoto
tu risali calma e sussurri al mio orecchio
mi dici di tornare a piedi
nel gargano poetico e selvaggio
a cercare gli eredi che non mi parlano più
nonostante questo interminabile intervallo
sento che potrei farcela
dentro me ho ancora abbastanza prodotti biologici
cartilagine speranza foglie morte
e soprattutto
un’inspiegabile superstite calma interna

Tuesday, March 3, 2015

Febbraio, la Pianura, tuo figlio

per Domenico Pacilli


Buio, melatonina e crepe nei soffitti 
tre semplici sinonimi di questo mese trasandato, 
poco chiaro 
e direi contorto.
Sì, direi anche contorto.
L’Emilia, poi, è una ragazza difficile.
Ha un carico di sguardi tristi che mi illudo di sopportare.
Mio fratello intanto si addormenta
con erbe che io devo ancora sperimentare.
Fisso il soffitto della sua casa bunker 
mentre lenta la Pianura mi corrode dentro
piatta, levigata, sterile,
un romanzo francese dove non succede mai niente.
Siedo in soggiorno, senza sapere cosa fare.
Mi vieni in mente tu che stai per diventare padre.
Mi viene in mente una sera a Roma
quando hai mangiato così tanto che stavi per svenire sul sessanta notturno
hai detto “ho visto tutto bianco”.
e poi altre frasi sagge che non ricordo.
Proprio adesso inizia ad albeggiare
la luce accende il calendario della casa del mio magnifico amico erbivoro
febbraio è scomparso
mio fratello si è svegliato
tu sei diventato padre 
ed io 
io presto dirò a tuo figlio
stringi forte il tuo magnifico tempismo

Monday, February 23, 2015

una notte

da qualche parte nel centro sud puglia
dovevi esistere prima di questo viaggio
ed io dov'ero non lo so
ti assicuri contro ogni tipo di evento accidentale
sotterri provviste all'ombra degli olivi secolari
bevi solo acqua filtrata e depurata
perché temi estranei, batteri
e altri invisibili amici.
Averti di fronte
che bella responsabilità.
Per spaventarti mi bastan tre respiri corti e uno lungo.
Tu non hai più nemmeno un cuore.
Lo hai rinchiuso al sicuro in un caveau svizzero.
Cosa ti rimane non lo so
una qualità di mistero continuo che batte sulle tue pareti
cerca di uscire
e forse una notte ci riuscirà.
Una notte,
quando sarai un po' meno vicina e ingiudicabile
come un temporale croato
quando sarai un po' meno fragile e indifesa
come la borsa di Atene.
Nessuno sa quando accadrà
ma fidati di me che ti conosco da un interminabile minuto
non sarà mai prima del tramonto


Friday, February 20, 2015

le tue eterne negazioni

Ho corso nei treni senza documenti né valigia
per vedere come non stavi
Ho compiuto azioni ingiuste e sporche
per sentire cosa non mi dicevi
Ho strisciato negli eterni boschi dietro casa
per intuire dove non mi capivi
nel mentre il tempo mi ha sepolto vivo
timide pulsazioni bivaccano nelle mie orecchie
le foto degli scomparsi nella metro
le cantine che non voglio più vedere
e naturalmente loro
le tue eterne negazioni
nelle pieghe del cervello a ristagnare
pigre snob viziate come nessun altro
eppure così adorabili

volevo parlarti di piero e vittoria / infezione

un film degli anni sessanta alain delon si chiamava piero monica vitti? vittoria c’erano le albe già i tramonti c’era mio padre in c...