si è nascosto per cent'anni
in un oscuro precipizio a Mosca centro
e si trova ancora lì
ad elaborare ingenue contromosse
sadico avevo pensato di svelargli
la nera piega degli eventi
ma i saggi locali continuavano a dirmi
sii onesto davanti a lenin
raccontagli una storia piccola ma vera
che parli di quel che accade in superficie
lontano da fucili e drappi rossi
vicino agli eterni monumenti e corsi d'acqua
e ho finito per parlargli di quella sera
quando all'improvviso
mi hai respirato tra le mani
Reading List
Thursday, August 17, 2017
Thursday, August 3, 2017
presente
Non lo ricordi, vero
Era un pomeriggio intermedio in un quartiere intermedio di una città intermedia
né troppo grande né troppo piccola
non sapevamo se girare a destra o a sinistra
qualsiasi passo poteva sembrare un errore
o forse un deliberato autolesionismo
ma non lo ricordi, vero
sei diventata immobile come il blu oltremare
vivi per il presente
che anche stasera non esiste
dimentichi dimentichi ed io mi affloscio
come un’onda di notte
Era un pomeriggio intermedio in un quartiere intermedio di una città intermedia
né troppo grande né troppo piccola
non sapevamo se girare a destra o a sinistra
qualsiasi passo poteva sembrare un errore
o forse un deliberato autolesionismo
ma non lo ricordi, vero
sei diventata immobile come il blu oltremare
vivi per il presente
che anche stasera non esiste
dimentichi dimentichi ed io mi affloscio
come un’onda di notte
Sunday, July 30, 2017
/
Tu sei l’intervallo di secondi
tra la fine della notte
e l’inizio del giorno
anche se evapori presto
rendi la mia notte
il mio giorno,
e,
il mio giorno,
la mia unica lunga notte.
tra la fine della notte
e l’inizio del giorno
anche se evapori presto
rendi la mia notte
il mio giorno,
e,
il mio giorno,
la mia unica lunga notte.
Tuesday, June 20, 2017
pavimento
lontani da ogni strada tracciata
l’unica scuola che ci ha cresciuto
è stata il freddo
isolata e inospitale
una cattedrale pericolante
ti avrei spedito tutti gli organi
in ogni casella postale
ma non entravano mai nelle fessure
quando il giorno lo supplicava
tu mi portavi al riparo
da coccodrilli e ferrivecchi
poi una notte
mentre dormivamo sul pavimento
mi sei scivolato dalle mani
l’unica scuola che ci ha cresciuto
è stata il freddo
isolata e inospitale
una cattedrale pericolante
ti avrei spedito tutti gli organi
in ogni casella postale
ma non entravano mai nelle fessure
quando il giorno lo supplicava
tu mi portavi al riparo
da coccodrilli e ferrivecchi
poi una notte
mentre dormivamo sul pavimento
mi sei scivolato dalle mani
Monday, May 22, 2017
in un remoto angolo di
in un remoto angolo d'europa
mentre io invecchiavo
smontando armadi e materassi
tu a casa hai costruito un solido castello
a prova di intrusi e venditori
non c'era nulla di sbagliato nelle mie migrazioni
era solo il mio modo faticoso di imparare
perché se a me togli il presente
svuoti tasche e organi
in un remoto angolo di europa
mentre mi disgregavo in mille vocaboli stranieri
tu a casa hai costruito una lucida fortezza
a prova di stranieri e vento forte
non c'era nulla di sbagliato nemmeno in questo
forse invidio la vostra stabilità
mi ripetete sempre che i muri hanno una loro umida magia
ma per me assomigliano troppo
alla gente infelice che conosco
mentre io invecchiavo
smontando armadi e materassi
tu a casa hai costruito un solido castello
a prova di intrusi e venditori
non c'era nulla di sbagliato nelle mie migrazioni
era solo il mio modo faticoso di imparare
perché se a me togli il presente
svuoti tasche e organi
in un remoto angolo di europa
mentre mi disgregavo in mille vocaboli stranieri
tu a casa hai costruito una lucida fortezza
a prova di stranieri e vento forte
non c'era nulla di sbagliato nemmeno in questo
forse invidio la vostra stabilità
mi ripetete sempre che i muri hanno una loro umida magia
ma per me assomigliano troppo
alla gente infelice che conosco
Sunday, April 16, 2017
federico caffè
venerdì muore e domenica risorge
io sono felice venerdì e triste domenica
quando muore sembra così umano così reale
ma domenica
domenica mi sento sempre solo e abbandonato come quel cazzo di sepolcro
una sala d'attesa senza pazienti da curare
mi chiedo a cosa serva
allora ti chiamo
ti dico di proposito una cosa tristissima-più-triste-dei-cani-zoppi-più-triste-di-praça-das-flores-vuota-la-sera
ma tu ridi
perché equivochi tutto
è da un po’che lo fai
hai perso il contatto
conosci solo l'asfalto
e quindi io cosa faccio
rifuggo amici stagionali e parenti marci
vado a nascondermi nei campi
dove non arrivan crocifissi e segnali telefonici
ma non ho ancora stanze rosse dove sigillarmi
per questo la domenica corro tra l'erba alta e i suoi abitanti
fino a quando non è lunedì
Wednesday, March 22, 2017
il padre uno solo
l’antica scuola di chimica portoghese è terribile
si trova nella via della scuola politecnica
ostile e fedele al regime
come le vecchie serrature
legno muto lavagne prigioniere lavandini paralizzati
è il 18 aprile cinquantuno
un corridoio lungo e vuoto
cento porte ai lati
nessuna deve rimanere chiusa
mai fermarsi trascinare i piedi mai fermarsi
apro la prima
banchi vuoti dita bianche relazioni decadenti
non parlare ad alta voce
chiudo gli occhi
in fondo vedo qualcuno
non è della PIDE odia le armi
muove le mani si sbraccia
ha così paura da non averne
mai fermarsi trascinare i piedi mai fermarsi
si apre l’ultima porta
un continente bianco e verde
è il 25 aprile settantaquattro
l’antica scuola di chimica portoghese è bellissima
il padre è uno solo
gli occhi si riaprono la strada è finita
sembrava un rettilineo infinito mi dice
si trova nella via della scuola politecnica
ostile e fedele al regime
come le vecchie serrature
legno muto lavagne prigioniere lavandini paralizzati
è il 18 aprile cinquantuno
un corridoio lungo e vuoto
cento porte ai lati
nessuna deve rimanere chiusa
mai fermarsi trascinare i piedi mai fermarsi
apro la prima
banchi vuoti dita bianche relazioni decadenti
non parlare ad alta voce
chiudo gli occhi
in fondo vedo qualcuno
non è della PIDE odia le armi
muove le mani si sbraccia
ha così paura da non averne
mai fermarsi trascinare i piedi mai fermarsi
si apre l’ultima porta
un continente bianco e verde
è il 25 aprile settantaquattro
l’antica scuola di chimica portoghese è bellissima
il padre è uno solo
gli occhi si riaprono la strada è finita
sembrava un rettilineo infinito mi dice
Friday, February 3, 2017
atene
era l’inizio del ventunesimo secolo
ancora non si vedevano
le albe dorate
e Il fumo nero dei mobili bruciati
oggi come allora dimentico tutto
ignoro complimenti e sorrisi assenti
e, a volte, penso a quando avevamo i vetri crepati
e ci trascinavamo per le strade di atene
quando tutto sembrava indecente
tu non riuscivi a dire niente
io credevo solo nel silenzio
e la sera vedevo l’immondizia risalire le pareti
atene non poteva fare nulla
se non guardarci in silenzio
aspettare la fine della notte
e tornare alle proprie occupazioni quotidiane
oggi gli anni dieci vibrano sopra di noi
chilometri di nastri trasportatori ci son passati sopra
e siamo, in qualche modo, sopravvissuti a quell’ottobre
atene ora ha i nostri vetri crepati e il fumo nero dei mobili bruciati
le albe sono sempre solo dorate
e vorremmo poter fare qualcosa
ma ancora ricordo molto bene
il nostro breve triste esilio ad Atene
era l’inizio del ventunesimo secolo
ancora non si vedevano
le albe dorate
e il fumo nero dei mobili bruciati
e noi non possiamo fare nulla
se non guardarla in silenzio
aspettare albe senza metalli preziosi
e tornare alle nostre occupazioni quotidiane
ancora non si vedevano
le albe dorate
e Il fumo nero dei mobili bruciati
oggi come allora dimentico tutto
ignoro complimenti e sorrisi assenti
e, a volte, penso a quando avevamo i vetri crepati
e ci trascinavamo per le strade di atene
quando tutto sembrava indecente
tu non riuscivi a dire niente
io credevo solo nel silenzio
e la sera vedevo l’immondizia risalire le pareti
atene non poteva fare nulla
se non guardarci in silenzio
aspettare la fine della notte
e tornare alle proprie occupazioni quotidiane
oggi gli anni dieci vibrano sopra di noi
chilometri di nastri trasportatori ci son passati sopra
e siamo, in qualche modo, sopravvissuti a quell’ottobre
atene ora ha i nostri vetri crepati e il fumo nero dei mobili bruciati
le albe sono sempre solo dorate
e vorremmo poter fare qualcosa
ma ancora ricordo molto bene
il nostro breve triste esilio ad Atene
era l’inizio del ventunesimo secolo
ancora non si vedevano
le albe dorate
e il fumo nero dei mobili bruciati
e noi non possiamo fare nulla
se non guardarla in silenzio
aspettare albe senza metalli preziosi
e tornare alle nostre occupazioni quotidiane
Friday, January 13, 2017
/ sintrA, p0rtug4l
Tu mi chiami bambino
io non so
è tempo che non gioco con te
perdo tempo immaginando riviste fantasma
che inventano notizie più giuste
ma i continenti stan finendo
io sono invecchiato
e inizio ad aver paura di te.
Di quel che puoi diventare
se ti ostini a perdere tempo con il meteo in tv.
Potrei fumare
ma sarebbe come darmi fuoco da solo.
Forse l'altro ieri ti amavo
poco importa
torno sempre dalle mie riviste fantasma
consumate e malinconiche
come il tuo lucido cappotto
Forse anche ieri ti amavo
poco importa
sono stato disarmato da così tanti panorami
che ho creduto di amarli tutti
quando invece ero solo sovrappensiero
Friday, November 11, 2016
all'improvviso il volto di Donnie sette anni dopo
se li lascio agire
i ricordi a breve termine
pazienti invadono e degradano
io ogni sera cerco di distrarli
porto fuori l’immondizia
guardo i cani degli altri
mentre lo faccio
alcuni estranei leggono quello che scrivo
in treno
a casa
forse in un parco
e in qualche altro posto in cui passava donnie
le informazioni mi circondano
sono sempre tutte superflue
potessi calcolare il tempo perso
avrei dieci anni in meno
e cento notti tranquille in più
ma l’Europa rimane la stessa enorme piazza
allagata di speranze e belle statue
ed io senza motivo
mi sento ancora fortemente vivo
grandi scontri si sentono arrivare
ho persino sentito qualcuno vomitare sull’altare
hanno detto che assomigliava a donnie
cani e spazzatura sono finiti anche stanotte
ed io me ne torno a casa
le poesia nasce dai cattivi odori e dalle assenze
si reagisce con sangue freddo e appunti brevi
dentro me ancora resiste
una specie di yom kippur laico
con pareti vinaccia tende oscure e candelabri
in un qualche attutito modo mi preparo alla battaglia imminente
ma i movimenti sono lenti e le cartilagini sottili
il cibo ha un odore peggiore
e mi sembra di riconoscere dovunque
la zaino nero del mio amico donnie
i ricordi a breve termine
pazienti invadono e degradano
io ogni sera cerco di distrarli
porto fuori l’immondizia
guardo i cani degli altri
mentre lo faccio
alcuni estranei leggono quello che scrivo
in treno
a casa
forse in un parco
e in qualche altro posto in cui passava donnie
le informazioni mi circondano
sono sempre tutte superflue
potessi calcolare il tempo perso
avrei dieci anni in meno
e cento notti tranquille in più
ma l’Europa rimane la stessa enorme piazza
allagata di speranze e belle statue
ed io senza motivo
mi sento ancora fortemente vivo
grandi scontri si sentono arrivare
ho persino sentito qualcuno vomitare sull’altare
hanno detto che assomigliava a donnie
cani e spazzatura sono finiti anche stanotte
ed io me ne torno a casa
le poesia nasce dai cattivi odori e dalle assenze
si reagisce con sangue freddo e appunti brevi
dentro me ancora resiste
una specie di yom kippur laico
con pareti vinaccia tende oscure e candelabri
in un qualche attutito modo mi preparo alla battaglia imminente
ma i movimenti sono lenti e le cartilagini sottili
il cibo ha un odore peggiore
e mi sembra di riconoscere dovunque
la zaino nero del mio amico donnie
Friday, October 14, 2016
questa cosa
per Bruno
questa cosa chiamata Lisbona
non era una città
era il mattino del giorno in cui sei andata via
tutto iniziava ad avere l'odore dei cantieri dopo la pioggia
eppure tenevo le finestre aperte
e un pensiero gentile ogni giorno
questa cosa chiamata Lisbona
non era una città
erano le persone per strada
che non sapevano piangere
ed erano piene di crepe
come i vecchi palazzi
ma questa cosa chiamata Lisbona
era un bravo ragazzo in una stanza
e il suo silenzio ad aprire cento crepe
quelle crepe improvvise e assurde
che attaccano sempre i palazzi migliori
e gli adorabili ragazzi del margine sud
non era una città
era il mattino del giorno in cui sei andata via
tutto iniziava ad avere l'odore dei cantieri dopo la pioggia
eppure tenevo le finestre aperte
e un pensiero gentile ogni giorno
questa cosa chiamata Lisbona
non era una città
erano le persone per strada
che non sapevano piangere
ed erano piene di crepe
come i vecchi palazzi
ma questa cosa chiamata Lisbona
era un bravo ragazzo in una stanza
e il suo silenzio ad aprire cento crepe
quelle crepe improvvise e assurde
che attaccano sempre i palazzi migliori
e gli adorabili ragazzi del margine sud
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