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Tuesday, February 11, 2020

tredici (ridicolo)

per consta

fuori dalla strada di casa mia 
Un uomo tenta di truffare un altro.
Due signore litigano per un tamponamento.
e i platani crescono un milllimetro al giorno.
Lo faranno per sempre, che a te piaccia o no.
Da questo balcone per avere un senso
io dovrei fumare o tenerti stretta
ma, per ragioni diverse, non faccio nè l'una nè l'altra cosa.
Sono Vincent Price in quella scena davanti la tv
circondato da mostri
che non sa se ride o sta piangendo.

ogni singola volta in cui ho pianto
è stato per amore.
Se asporto l'amore la vita è una striscia d'asfalto la prima domenica d'agosto
poggio l'orecchio e la sento
la differenza tra la vita che fingiamo di fare
e quella che facciamo veramente
così tragica da far ridere.
quella parola decisiva, quella che descrive tutto
è ridicolo
guarda bene, sali sul platano se serve, decifra attentamente questo flusso di vita
a te non sembra ridicolo?

Sunday, February 9, 2020

dodici (città)

le città che ci hanno ospitato
gli oggetti che ci hanno contenuto
gli isolotti le ruote panoramiche i cinema
gli alberghi da due soldi
-e quelli da tre-
quando il no era la regola del mondo
lei mi ha detto sì
nulla è più importante e meno casuale
delle parole che scegli
sono le mie mani i miei piedi le mie labbra

la mia città è una panchina e un panorama
le parole che per troppo amore non ho detto
la capitale di mille altre province
quando il no era la regola del mondo
lei mi ha detto sì
nulla è più importante e meno casuale
delle parole che scegli
è così che le ricordo tutte
le parole che mi hanno ospitato
sono le mie mani i miei piedi le mie labbra

Friday, February 7, 2020

undici (eccesso di vento)

un valore n di amori finiti e rincorse fallite
è sempre il vento a completare l’opera
come se davvero fosse lui a strapparci
l’uno dalle braccia dell’altra

è stato davvero lui?
no. naturalmente no.

prima non arrancavo, anzi
rincorrevo sempre l’aria
avevo gli orari dei treni sotto le unghie
adesso la proiezione è annullata per eccesso di vento

eppure guarda questo film che non è nemmeno cominciato
quanto disordine ha creato

Thursday, January 30, 2020

dieci

visi come questi ne vedo tanti
sono le facce della nostra generazione
ansiosi eremiti senza dio
solo lavori a tempo e paura senza fine
terrore di provare qualcosa di difficile
l’eventualità negativa prevale sempre su quella positiva
pensano di proteggersi mentre si uccidono
tipico dei tossicodipendenti
è come se avessero una spina nel braccio sinistro
ma non riuscissero a trovarla

visi come questi ne vedo tanti
alcuni li ho anche amati baciati rassicurati
ho cercato di convincerli che la vita è una bella giostra
ma che molto raramente regala una seconda possibilità
e se non ti lanci rimani solo un triste involucro
di fronte a questo esercito di ansie
sono una debole minoranza
a volte mi guardo allo specchio e ho paura
poco tempo fa sentivo l’energia e la forza per affrontarli tutti
ero assolutamente certo di resistere per sempre
poi sei arrivata tu

Friday, January 17, 2020

sette

ormai tanto tempo fa qualcuno è entrato in casa mia.
credevo fosse andato via
ma appena vado a letto
dal bagno mi aggredisce
un piccolo sussulto e
ho il volto pieno di graffi di labbra che conosco
quella risata che sembra un sospiro prolungato
e il rumore di infradito troppo grandi percorre il corridoio
quando accade mi alzo di scatto e corro di soppiatto
urto contro mobili ansie porte inconscio
ma non trovo nulla e
ho il volto pieno di graffi di labbra che conosco
una volta provo a chiudere ogni porta
(ma io non sono tipo da porte chiuse purtroppo
qui da me è sempre tutto pericolosamente spalancato) 
mi sento oppresso e con un sonno rigido e acuminato
poi riapro gli occhi e
ho il volto pieno di graffi di labbra che conosco

Wednesday, January 15, 2020

sei (cane che corre)

mattina presto
paese fondatore dell’unione
erba di prato congelato
le strade del trattato del cinquantasette
non hanno niente di tuo qui intorno
a parte tutto quel che era mio
un albergo in riva al mare
l’eco lontano di un cane che corre
un cesto di risposte brusche
la nuvola bassa che mi opprime
voglio respirarla tutta
se ci riesco forse svanisco 
e ricompaio su altri prati
aria limpida strada integra risposte più gentili
un nuovo ipotetico inizio
se solo non sentissi indiscutibile
l'eco lontano di un cane che corre

Tuesday, January 14, 2020

cinque (kazakhstan) - volarsi incontro

una interruzione
crepa tra collo e torace 
vibrazione del labbro inferiore

numero civico in paese straniero
una volta ci siamo volati incontro

leggono le tue parole in kazakhstan
le tue sillabe i tuoi concetti
il tuo dolore senza fine né colore

mi scuoti, insisti, fai cadere le mie foglie 

i dati dicono che le leggono in kazakhstan
e poi francia stati uniti irlanda germania regno unito
solo questa settimana

mi frammento su pavimenti stranieri
gocce di mercurio all’inizio dell’estate

c'è uno specchio in albergo 
guardo per ore i miei pori della pelle

scopro pieghe sul viso che ieri non avevo
ma tu continui a elencare paesi con la cappa

convinta di attenuare il dolore
come se, per una silenziosa regola del cosmo, 

sparpagliarlo in paesi esotici
possa attenuarlo in qualche modo 

quattro (automatismo)

il battito rallenta apro gli occhi passeggio su
una strada senza luce senza suoni e in tasca solo
le ricevute dei ristoranti i cadaveri dei capelli le chiavi intrecciate
con i cavi degli auricolari le dita delle mani prima dell’alba
perso nello spazio tra l’aereo e il suo atterraggio
ti nasconderai lancerai pezzi di fegato dal
finestrino
una massa informe che si rigenera ogni volta
è questa la tragedia
film polacchi cinema deserto mano che afferra l’ombra
un libro del quarantasette con la copertina verde
sono rimasti solo due superstiti
ho scritto più di cinquecento poesie
e cosa ne è rimasto
l’odore delle rotaie quando piove

lo spazio tra l’aereo e il suo atterraggio

avevo visto il tuo cappotto blu su un tram
(ed io non salgo mai sui tram)
non potevi essere tu sarebbe stato un film scadente
un libro di modiano recitato male
eppure ho seguito quell’indaco di persia
frammenti di fegato tra sedili e finestrini
è questa la condanna non si arresta mai
più lo spezzetti più prosegue
è nella sua natura e ancora non capisco
se è un desiderio innato
o soltanto un piatto automatismo


Monday, January 13, 2020

tre

formicolio a mani e piedi sentirsi in strada deserta notturna anche quando sei
tra la folla informe
l’interazione era una lente
che indossavo l’anno scorso
adesso batto dita su tastiere parlo ad alta voce
e inquino quel che resta 
della eco delle tue mani sul mio corpo

Thursday, January 9, 2020

due (le estremità)


Ti allenano a essere sordo.
Le parole, certo, un bel pericolo
sono appuntite e, se le deglutisci,
ti perforano lo stomaco.

Ti scrutano sicuri: la magia finisce.
Possibile che tu non lo sappia?
Usano frasi gentili guanti di lattice
ma negli occhi festeggiano e ridono di te

Sei comparsa d'inverno andata via
con la fine dell'estate
da quel giorno ho le estremità gelate

Mi ricordo quell'aereo abbattuto sui cieli dell'Ucraina/
brandelli di persone cadono su un campo di girasoli/
non sarò mai come te sentirò tutto
e ogni parola che ho ingoiato voi non l'avrete mai vissuta 

Non ci sono dubbi: sono destinato a  soccombere molto prima di voi.
Ho già perso la punta delle mani!
Vi lascerò soli nelle vostre



vuote



case
sicure e senza rischi
gonfio di vita
e di sangue nello stomaco

Friday, January 3, 2020

uno

Roma ha un cielo così limpido
la domenica mattina
mi parlavi dell’immediato
le commissioni i preparativi per la partenza
             i piccoli accorgimenti che evitano future seccature
non riuscivo a trattenere le lacrime
ma non per te che andavi via
era la spiacevolezza dei piccoli gesti
se li sai ingrandire
ed io sono la polvere fredda e secca
di tutte le frasi che mi hai detto

ogni oggetto se vai a fondo
è una grande foresta senza pace
che io leggo e poi rileggo
ma sai che decifro ogni volta le foglie sbagliate
se apro le mani non ci sei più tu
solo la spiacevolezza di un piccolo gesto

Roma ha un cielo così limpido
la domenica mattina
e che io infligga dolore o lo subisca
Roma ha un cielo così limpido
la domenica mattina

volevo parlarti di piero e vittoria / infezione

un film degli anni sessanta alain delon si chiamava piero monica vitti? vittoria c’erano le albe già i tramonti c’era mio padre in c...