temo la rossa onda
del vero vivere, e le piante che ti dicono addio
(...)
e le ginestre (finestre) affacciarsi
spalmando il tuo sole per le riverberate vetra
(a.r.)
roma come mi coli dentro
come mi riempi le crepe come mi chiudi lo stomaco
che disordine mi hai fatto tra le dita
e tra le rughe della lingua
roma con te mi arrendo a questo vivere ridicolo
di cui perdo sempre il ritmo
lontano da te mi manca l’aria
se non me la togli tu
roma come ti muovi bene
dietro le vicende umane
un volo di rondini disegnato
con le crepe nel mio interno
roma fammi restare un po’ al buio con te
con gli omicidi gli amori impediti gli aborti
chiudimi la bocca mostrami ancora un po'
quanto è banale il mio reale
roma forse mi hai distratto così tanto
che ho perso di vista tutto il resto
domani forse sarà meglio ma il mio oggi
non lo salvo da me non lo salvo da te
quindi roma dolcemente tienimi tra le strade
mentre ti muoio tra le braccia
avevo un mazzo di ginestre lampeggianti da donarle
ma sei arrivata prima tu
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