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Monday, May 22, 2017

in un remoto angolo di

in un remoto angolo d'europa
mentre io invecchiavo
smontando armadi e materassi
tu a casa hai costruito un solido castello
a prova di intrusi e venditori
non c'era nulla di sbagliato nelle mie migrazioni
era solo il mio modo faticoso di imparare
perché se a me togli il presente
svuoti tasche e organi

in un remoto angolo di europa
mentre mi disgregavo in mille vocaboli stranieri
tu a casa hai costruito una lucida fortezza
a prova di stranieri e vento forte
non c'era nulla di sbagliato nemmeno in questo
forse invidio la vostra stabilità
mi ripetete sempre che i muri hanno una loro umida magia
ma per me assomigliano troppo
alla gente infelice che conosco

Sunday, April 16, 2017

federico caffè


venerdì muore e domenica risorge
io sono felice venerdì e triste domenica
quando muore sembra così umano così reale
ma domenica
domenica mi sento sempre solo e abbandonato come quel cazzo di sepolcro
una sala d'attesa senza pazienti da curare
mi chiedo a cosa serva
allora ti chiamo
ti dico di proposito una cosa tristissima-più-triste-dei-cani-zoppi-più-triste-di-praça-das-flores-vuota-la-sera
ma tu ridi
perché equivochi tutto
è da un po’che lo fai
hai perso il contatto
conosci solo l'asfalto
e quindi io cosa faccio
rifuggo amici stagionali e parenti marci
vado a nascondermi nei campi
dove non arrivan crocifissi e segnali telefonici
ma non ho ancora stanze rosse dove sigillarmi
per questo la domenica corro tra l'erba alta e i suoi abitanti
fino a quando non è lunedì

Wednesday, March 22, 2017

il padre uno solo

l’antica scuola di chimica portoghese è terribile
si trova nella via della scuola politecnica
ostile e fedele al regime
come le vecchie serrature
legno muto lavagne prigioniere lavandini paralizzati
è il 18 aprile cinquantuno
un corridoio lungo e vuoto
cento porte ai lati
nessuna deve rimanere chiusa
mai fermarsi trascinare i piedi mai fermarsi
apro la prima
banchi vuoti dita bianche relazioni decadenti
non parlare ad alta voce
chiudo gli occhi
in fondo vedo qualcuno
non è della PIDE odia le armi
muove le mani si sbraccia
ha così paura da non averne
mai fermarsi trascinare i piedi mai fermarsi
si apre l’ultima porta
un continente bianco e verde
è il 25 aprile settantaquattro
l’antica scuola di chimica portoghese è bellissima
il padre è uno solo
gli occhi si riaprono la strada è finita
sembrava un rettilineo infinito mi dice

Friday, February 3, 2017

atene

era l’inizio del ventunesimo secolo
ancora non si vedevano
le albe dorate
e Il fumo nero dei mobili bruciati

oggi come allora dimentico tutto
ignoro complimenti e sorrisi assenti
e, a volte, penso a quando avevamo i vetri crepati
e ci trascinavamo per le strade di atene

quando tutto sembrava indecente
tu non riuscivi a dire niente
io credevo solo nel silenzio
e la sera vedevo l’immondizia risalire le pareti

atene non poteva fare nulla
se non guardarci in silenzio
aspettare la fine della notte
e tornare alle proprie occupazioni quotidiane

oggi gli anni dieci vibrano sopra di noi
chilometri di nastri trasportatori ci son passati sopra
e siamo, in qualche modo, sopravvissuti a quell’ottobre
atene ora ha i nostri vetri crepati e il fumo nero dei mobili bruciati

le albe sono sempre solo dorate
e vorremmo poter fare qualcosa
ma ancora ricordo molto bene
il nostro breve triste esilio ad Atene

era l’inizio del ventunesimo secolo
ancora non si vedevano
le albe dorate
e il fumo nero dei mobili bruciati

e noi non possiamo fare nulla
se non guardarla in silenzio
aspettare albe senza metalli preziosi
e tornare alle nostre occupazioni quotidiane

Friday, January 13, 2017

/ sintrA, p0rtug4l


Tu mi chiami bambino
io non so
è tempo che non gioco con te
perdo tempo immaginando riviste fantasma
che inventano notizie più giuste
ma i continenti stan finendo
io sono invecchiato
e inizio ad aver paura di te.
Di quel che puoi diventare
se ti ostini a perdere tempo con il meteo in tv.
Potrei fumare
ma sarebbe come darmi fuoco da solo.
Forse l'altro ieri ti amavo
poco importa
torno sempre dalle mie riviste fantasma
consumate e malinconiche
come il tuo lucido cappotto
Forse anche ieri ti amavo
poco importa
sono stato disarmato da così tanti panorami 
che ho creduto di amarli tutti
quando invece ero solo sovrappensiero

Friday, November 11, 2016

all'improvviso il volto di Donnie sette anni dopo

se li lascio agire
i ricordi a breve termine
pazienti invadono e degradano
io ogni sera cerco di distrarli
porto fuori l’immondizia
guardo i cani degli altri
mentre lo faccio
alcuni estranei leggono quello che scrivo
in treno
a casa
forse in un parco
e in qualche altro posto in cui passava donnie
le informazioni mi circondano
sono sempre tutte superflue
potessi calcolare il tempo perso
avrei dieci anni in meno
e cento notti tranquille in più
ma l’Europa rimane la stessa enorme piazza
allagata di speranze e belle statue
ed io senza motivo
mi sento ancora fortemente vivo
grandi scontri si sentono arrivare
ho persino sentito qualcuno vomitare sull’altare
hanno detto che assomigliava a donnie
cani e spazzatura sono finiti anche stanotte
ed io me ne torno a casa
le poesia nasce dai cattivi odori e dalle assenze
si reagisce con sangue freddo e appunti brevi
dentro me ancora resiste
una specie di yom kippur laico
con pareti vinaccia tende oscure e candelabri
in un qualche attutito modo mi preparo alla battaglia imminente
ma i movimenti sono lenti e le cartilagini sottili
il cibo ha un odore peggiore
e mi sembra di riconoscere dovunque
la zaino nero del mio amico donnie

Friday, October 14, 2016

questa cosa

per Bruno

questa cosa chiamata Lisbona
non era una città
era il mattino del giorno in cui sei andata via
tutto iniziava ad avere l'odore dei cantieri dopo la pioggia
eppure tenevo le finestre aperte
e un pensiero gentile ogni giorno
questa cosa chiamata Lisbona
non era una città
erano le persone per strada
che non sapevano piangere
ed erano piene di crepe
come i vecchi palazzi
ma questa cosa chiamata Lisbona
era un bravo ragazzo in una stanza
e il suo silenzio ad aprire cento crepe
quelle crepe improvvise e assurde
che attaccano sempre i palazzi migliori
e gli adorabili ragazzi del margine sud

Tuesday, September 27, 2016

interruttori

cosa sono le città
se non combinazioni di suoni intrecciati
Lisbona in questo è avanguardia
triangoli rossi dappertutto
piccoli tubi forati innaffiano rettangoli marroni
la mia collega ha sei cognomi parla italiano ma semplifica le doppie
("allegato" è la parola più difficile
io credevo fosse
"aborto"
oppure
"separazione")
le stagioni da quattro che erano
sono diventate un unico allarme invisibile
ed io non capisco da dove proviene
sembra piombare da tutte le parti
i compagni che incontri i compagni che vanno
la donna di cui ti prendi cura quella per la quale dimentichi di mangiare
sono corsi via tutti
nella direzione opposta a questo drammatico fracasso
se potessi fuggirei anche io
ma non posso
questo rumore parte da dentro me
e non si spegne
ho provato ad abbassare tutti gli interruttori
il suono continua 



Monday, September 5, 2016

si urlava di donne e cimiteri

per lello

cambierei settembre solo per un altro settembre
uno meno lucido e dimesso
con piste ciclabili fabbriche aperte e aeronautiche dismesse

nel gargano appuntito e guardingo
si urlava di donne e cimiteri
due passaggi che non possiamo né vogliamo evitare

scendo le scale tengo la destra poi sempre dritto
svolta leggera a sinistra e si vede
la pietra levigata col nome di un animo semplice

lo incontro tra i marmi
e ci sentiamo soli in due
soli tra i cipressi e tra la gente

poi una donna mi chiama,
la sento dire che, in tutti gli anni dopo me, ha incontrato solo idioti
e riesco a vederlo, negli ultimi metri ad attendermi

per concludere insieme la nostra corsa di nobili cadaveri




Sunday, August 14, 2016

dove mi trovo, Sergio


dove mi trovo Sergio
musica angolana spirito ucraino dimentico cognomi e luoghi
cosa faccio
ignoro tutti me compreso ritorno a casa nella penisola iberica 
chi sono
un residuo di qualcun altro il contrario di ciò che vedo
perchè non rispondo
queste sirene sono figlie d'infermieri o poliziotti
non conosco le risposte, Sergio
sono accerchiato da scalinate e strade rotte

cosa voglio Sergio
a parte sedermi sui palazzi con vista ponte
tra domenica e lunedì deve esserci un ottavo giorno
che ancora non abbiamo scoperto
dove mi trovo cosa faccio chi sono perchè non rispondo
non conosco le risposte
la mia generazione è senza mani e piedi
non sa dire nulla
ed io forte lo sento, Sergio
a Lisbona esistono albe più loquaci di noi

Saturday, July 30, 2016

queste vie

ore quattro e zero otto
braccato dal camion della disinfestazione
le strade del paese mi ingoiano sorde
nel gargano privo di uomini

queste vie
il loro stand-by afono
non sanno darmi di più

l'orologio pubblico mi punta contro le lancette
lui rimane qui 
un briciolo di nebbia e il mio dentro 
rimane uguale a questo fuori

queste vie
il loro stand-by afono
non sanno dirmi di più

e dal campo buio intorno le sento risalire
gelide e puntuali
le campane delle vacche
a frantumare anime e organi

ignoranza

    v.   un pomeriggio di montagna traboccare l’uno dell’altro svelarsi la mappa dei propri punti deboli rendersi vulnerabili abband...