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Thursday, November 27, 2014

comprendere.

Trovarle. 
È compito mio trovare le parole
l’intonazione esatta di una frase 
la via per nasconder problemi e disincanto, 
smascherare corruzione e poi arroganza.
Sprecarle.
Certo in molti lo san fare.
Ti aggrediscono alle spalle con le più affilate consonanti,
e poi,
poi ti chiedono di comprendere. 
Trovarle, dicevo.
Pare tocchi a me trovare le parole adatte a descrivere tutto.
L’insicurezza dei cani anziani.
Delle borse greche e portoghesi.
Di un altro me parallelo che da tempo non ti ama più.
Trovarle, quindi.
A nessun altro tocca, se non a me.
E ogni volta che fallirò,
che nessuno mi consegni comodi alibi,
è stata e sarà sempre solamente colpa mia

Monday, November 10, 2014

Ho sentito rumori strani lungo le vie del centro


Ho sentito rumori strani lungo le vie del centro.
Si tratta del traffico dite tutti voi
ma io so che erano i tuoi tacchi,
crudeli a marciare sui cadaveri dei pennuti morti.
Datemi una settimana libera e cambierò il mondo
diceva il mio amico dalla società di consulenza.
Non siamo mai stati così vicini
eppure non ricordo nemmeno la tua voce.
Non sono più aggiornato sui tuoi spostamenti
- una cosa così bella che dimentico anche i miei -
se elimini gabbiani polli tacchini e altri pranzi della domenica
non ti ricordo più
ma piuttosto ti capisco e ti perdono, mia cara:
io ho finito per ingozzarti di me,
tu controvoglia mi hai lasciato centinaia di liberi versi.


Thursday, October 9, 2014

Sputnik

puntuale come tetti d’amianto
ogni giorno la senti arrivare
piano le pareti iniziano a vibrare 
tu mi ricordi di sbarrare le finestre 
io di fuggire nelle cantine umide 
lumaca grigia strisciante tra foreste di estranei
che conca d’oro è la nostra alexanderplatz 
la pasta quasi bolle e tu ci salti sempre dentro 
il cielo trema come le case dei poveri quando tira vento
io con pazienza intreccio tra loro
ogni giacca rotta e speranza caduta in mare
i tuoi occhi no,
quelli ancora li sento orbitare su roma est,
così sovieticamente tristi 
spegnevano strade, piazze e molti miei organi

Friday, September 5, 2014

per il ragazzino del paese che desidera fare politica

Voleranno, sì.
Voleranno aquiloni con carlinghe di pelle umana. 
Dalle stive getteranno nel vuoto fiumi di desaparecidos.
Silenziosi li guarderanno schiantarsi 
e dalla spiaggia trascinare i loro messaggi di sangue e muco democratico.

Saremo circondati da persone che vogliono fare gli ambasciatori dei loro microscopici paesi
li vedremo rubare portafogli ai vecchi nelle metro
e intanto tenaci i cavalli mangeranno le loro carcasse
mentre tu ancora sarai lì,
giovane inerme ragazzino del paese che desidera fare politica.

Ti mangeranno i reni e il fegato e ti incolperanno per questo e altro ancora.
L’ossigeno che inspiri nasconde lamette da barba nei calzini.
I tuoi abiti da bravo ragazzo non traspirano il sudore che produci.
E allora sentiranno il tuo odore nauseabondo e torneranno a prenderti.

Ti prenderanno, sì.
Ti caricheranno su aquiloni con carlinghe di pelle umana.
Dalle stive ti getteranno nel vuoto
mescolato ai soliti fiumi di desaparecidos.
Silenziosi ti guarderanno combattere e perdere contro il cielo
e dalla spiaggia trascinare il tuo ultimo comizio di sangue e muco.

Saturday, August 2, 2014

i catechisti

Ecco la mia disperazione
la disperazione di aver paura di parlare della propria disperazione
per non turbare la mamma
o non sembrare sembrare sembrare ho dimenticato cosa
ma ora che gli argini si sono rotti
sciolgo le braccia cadono i guinzagli
ecco la mia disperazione
posso consegnarla ai semafori che lampeggiano
e ai cani rotti del canile
capiscimi nel tuo abbraccio di acqua e terra
non dimenticarti che voglio dimenticare
persino te se necessario
ecco la mia disperazione
andare in corto per le giornate troppo lunghe
meglio dimenticarsi di non dimenticare
tutto andrà per il meglio ci hanno detto i catechisti
ho paura del buio
da quando mi ricordo le cose

Tuesday, July 22, 2014

Prima e dopo Lecce

Calpestando i viali di Istanbul
languidi gli spari risuonavano come echi di gabbiani
A Baltimora le negre commoventi cercavano le figlie
in cima ai pali della luce
ed io ancora non avevo visto Lecce
Domani a Cracovia l’autunno d’oro
resterà pur sempre una banale declinazione dell’autunno
mentre Belfast sarà forse sparita
con il suo carico di autobombe e bambini giganti
Ma almeno avrò visto Lecce
le statue in bilico come la nostra relazione
e le piazze, ci credi,
le piazze più arroganti e belle di te
A volte sinistri boati tornano a echeggiare
nelle assurde pieghe del mio cervello
fino a ieri mi chiedevo cosa stesse accadendo
adesso che ho visto Lecce tutto è più chiaro
bastava abbassare la testa
e guardare più a sud 

Wednesday, July 16, 2014

Come Frank Morris

Ieri mattina presto
Un sole freddo e il grat grat degli spazzini nell’aria.
I tuoi singhiozzi echeggiano pallidi in casa
mentre alla finestra io riannodo la cravatta
e faccio finta di niente.
La mia divisa sociale era quasi pronta
eppure tu dicevi che potevo essere libero.
Libero di liberarmi di noi,
noi giovani testimoni di un periodo di rassegnata dipendenza.
Libero di svuotare le nostre carceri
e non credevo sarebbe mai accaduto.
I tuoi singhiozzi ancora a echeggiare sghembi
mentre aprivo esitante la finestra
la sentivo la paura
uscire fuori come frank morris
senza volerlo mi hai reso felice
come i prigionieri evasi
senza volerlo mi hai reso libero
come un fulmine d’agosto

Thursday, June 26, 2014

Fuori dalla Stazione Centrale

fuori dalla Stazione Centrale
randagi e consiglieri comunali imperversano costanti
mentre tu dialoghi amabilmente con gli investitori stranieri
ed io tento di digerire la nostra ultima cena
un uomo grida al telefono una barzelletta sconcia
ed io penso alla dignità dei cani mentre muoiono
a quanto anche a me occorra qualcosa
un luogo più breve di un haiku
che mi renda libero di andar via per sempre
con le solite due domande irrisolte
come si impara ad esser dignitosi come i cani morenti
e soprattutto
mia cara
come facevi a cucinare così male


Friday, May 16, 2014

Enola Gay

Strisciando sui marciapiedi
sulle pietre di un luogo che definivo
casa
come fossero le prime due sillabe dell’universo
mai visto nuvole correre così veloci
corridoi stretti silos di mucillagine madonne che confezionan’ostie ripiene.
E’ un periodo che dove ci sono pietre vedo solamente pietre
e i luoghi,
i luoghi li amo solo per i loro oscuri riflessi.
A volte Maria apre una finestra dall’altra parte della strada
ed io dentro ci rivedo te e tutte le cose che abbiamo fatto insieme
mi rallegro un attimo
ma in questo periodo un riflesso è soltanto un riflesso
lurido sinonimo di scientifica sinapsi
tutto quello che mi resta da fare
è abbassare la testa tornando a strisciare

Tuesday, April 8, 2014

I dinosauri


questi anni di felice apprendistato
fatti di giardini e opache litoranee
simpatico io a crederli perenni come le nonne
adesso li vedo esaurirsi, questi giorni romani
estinti di colpo come i dinosauri
il giorno dopo averti visto
e tutta quella polvere me la sento dentro
tossisco e sputo fuori gli ultimi demoni di Piramide
se fossi un fenicottero andrei a cerignola a leccarmi le ferite
ma non mi interessa più
ti chiedo una bella cortesia
non dirmi dove vai
lascia solo che ti segua

Thursday, March 27, 2014

Elenco Numero Due

Il mio cronico deficit visivo.
L’influenza che questo aveva sui miei movimenti.
I pomeriggi di sole saturi di scarti industriali che pigri si posavano sulle mie lenti.
Gli ingegneri che si sforzavano di capire tutto
anche quello che non si può.
L’amore per Roma
lo sporco che si infila nelle sue strade.
Tu per me eri quella sporcizia.
L’odore del fuhrer sui fori imperiali,
il tuo cronico deficit visivo,
l’influenza che questo aveva sui miei sentimenti.

ignoranza

    v.   un pomeriggio di montagna traboccare l’uno dell’altro svelarsi la mappa dei propri punti deboli rendersi vulnerabili abband...