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Sunday, August 14, 2016

dove mi trovo, Sergio


dove mi trovo Sergio
musica angolana spirito ucraino dimentico cognomi e luoghi
cosa faccio
ignoro tutti me compreso ritorno a casa nella penisola iberica 
chi sono
un residuo di qualcun altro il contrario di ciò che vedo
perchè non rispondo
queste sirene sono figlie d'infermieri o poliziotti
non conosco le risposte, Sergio
sono accerchiato da scalinate e strade rotte

cosa voglio Sergio
a parte sedermi sui palazzi con vista ponte
tra domenica e lunedì deve esserci un ottavo giorno
che ancora non abbiamo scoperto
dove mi trovo cosa faccio chi sono perchè non rispondo
non conosco le risposte
la mia generazione è senza mani e piedi
non sa dire nulla
ed io forte lo sento, Sergio
a Lisbona esistono albe più loquaci di noi

Saturday, July 30, 2016

queste vie

ore quattro e zero otto
braccato dal camion della disinfestazione
le strade del paese mi ingoiano sorde
nel gargano privo di uomini

queste vie
il loro stand-by afono
non sanno darmi di più

l'orologio pubblico mi punta contro le lancette
lui rimane qui 
un briciolo di nebbia e il mio dentro 
rimane uguale a questo fuori

queste vie
il loro stand-by afono
non sanno dirmi di più

e dal campo buio intorno le sento risalire
gelide e puntuali
le campane delle vacche
a frantumare anime e organi

Thursday, July 21, 2016

La tua voce


        
Un muro bianco lucido
mi spaventa più di mille armi
Le imposte sempre aperte
mi rincorrono con i loro vetri crepati.
La tua voce apre una foresta dentro me
miliardi di crac di rami rombi di alberi
non ricordo più perché sono qui
ma quando tu riposi
il mio giorno si esaurisce
gli alberi svaniscono
e i nemici tornano a ripetermi 
alcuni tra i migliori poeti
sono
volati
dalle
finestre

Wednesday, June 8, 2016

ovunque mi poggio ovunque mi perdo


la mia giacca preferita
ovunque la poggio ovunque la perdo
di sera dietro i divani triste si addormenta
di giorno quanti animali si sono divertiti a lacerarla  
ma questo signorina non vuol dire che non tenga a lei.
Qui e nella via lattea le candele accese non esistono
il vento si ferma solo per qualche proposito speciale
farmi notare il tipo di persona che sono diventato
e quella che avrei potuto essere.
In tanto camminare cosa ho ottenuto 
niente di tangibile direi stasera
sono tornato al punto di partenza molte volte
ho cercato di coordinarmi con i mutevoli ambienti circostanti
ma ancora non conosco me stesso, i miei desideri
e questa nuova ripida città

Monday, May 23, 2016

L’uomo di Teramo



Non ho bisogno di una lapide, ma 
Se voi avete bisogno di una per me 
Vorrei che ci fosse scritto: 
Ha fatto delle proposte. Noi 
Le abbiamo accettate. 
Con una tale incisione saremmo 
Onorati tutti quanti.
Bertolt Brecht


Antipasti di mare primi della casa spezzatini di vitello
se escludo un paio di fragorose assenze
Maggio in Portogallo non è molto diverso
dal mio normale maggio italiano
quando a Roma Centro le ragazze iniziano a scoprirsi
e i deputati le inseguono tenaci
tra una portata e l’altra dei loro pranzi di lavoro
e solo uno di loro a digiuno.
A difendere deboli dimenticati e lerci
una certa fame viene a tutti
tranne che all’uomo di Teramo
unico amico di invisibili e senza speranze
e intanto a Roma Centro primi piatti e secondi di pesce
docili riempiono le pance dei più ricchi
e adesso che l’uomo di Teramo è andato via
nessuno più fermerà questo inquietante ruotare di piatti

Saturday, April 30, 2016

la nostra città i nostri cani morti


folate di vento frasi gutturali e attese in aeroporto
la mia pazienza qui non verrà sprecata
ho conosciuto te e questa città
nello stesso imbarazzato modo
lunghe fasi di studio per cominciare
frasi brevi nelle stazioni come a tavola
pian piano le prime bizzarre intese
sull'appia nuova come a nettuno centro
la tua tenera storia sui nostri adorabili cani morti
i barboni a scandire incroci e tramonti
Lisbona è un lamento invisibile
a cui non riesco a rinunciare
fino a sera
quando poi puntuale torni a salvarmi tu
con quella tenera storia sui nostri adorabili cani morti

Sunday, April 17, 2016

città di sensitivi e astrologi



sulla tua pelle e lungo le mie retine 
i punti oscuri sono sempre numerosi e ben distribuiti
ma, tra i deserti, qualcosa di lucido lo avverto
questa città di silenzi e salotti vuoti
ha padroni con uniformi strane e nasi in cielo 
alla prima malinconia tirano la giacca
il destino lusitano tra le labbra 
lungo il fiume già sanno cosa pensi 
e con chi vorresti essere in questo momento
lavorano con mappe, metafore e altre merci 
invisibili e lontane
come l'amore che un tempo provavo
adesso ricomincia l'autunno
una qualche indefinita lunatica stagione volge al termine
molti punti rimangono oscuri nella mia mente
non reggo più lo sguardo dei ciechi per strada
e rincorro il bus delle 7.40
certi giorni riesco a prenderlo
altri rimango in panchina 
a sentir parlare di onde alte e destini
gli umili padroni di questa città

Monday, March 21, 2016

PARABENS PRINCESA ALICE

(per AM, NG, MV)

Che tu lo voglia o meno il tempo come sabbia trasparente ci sotterrerà impietoso presto inizieremo a sentirci appesantiti e semoventi e l'entusiasmo come la forza verrà a mancare A meno che non chiudiamo gli occhi ogni tanto e ci sforziamo di tornare come qualche tempo fa PARABENS PRINCESA ALICE recita un festone in piedi nel parco Alice non vuole chiudere gli occhi sono aperti da troppo poco per essere già stanchi Il vento si alza e strattona le parole compone frasi senza lieto fine che già conosco Mi piace pensare che un giorno per un solo minuto di un solo giorno secolo ventesimo o ventunesimo non importa per qualcuno sono stato importante e per un istante quel qualcuno non desiderava altro che il mio malinconico profilo. Intanto la princesa Alice cresce veloce io incespico a ovest di tutti quelli che conosco nessuna corrente d’aria oggi pomeriggio credevo di sentire il rumore del vento erano solo quattro bambini tra l'erba e i miei occhi che non volevano aprirsi

Friday, February 26, 2016

era un topo meraviglioso

era un topo meraviglioso
enorme, indifeso e morto
sembrava chiaro che avesse lottato prima di soccombere
come tutte le persone degne di questo nome
un amico ipotizzava discussioni degenerate come le sue relazioni
a breve la scientifica sarebbe arrivata
un minuscolo lenzuolo avrebbe coperto tutto
intanto lo vedevo senza vita sul mio pianerottolo
dolce e arrendevole come carri armati obsoleti
ho subito pensato a te
che da tempo non strisci più da queste fogne
quanto può essere romantico un topo morto
lo sappiamo solo io e te
e la prima frase di questa poesia
l’avremmo pronunciata solo io e te

Wednesday, February 3, 2016

da lontano

per I.

Gli errori come i rumori sono sempre troppi
ogni volta che sei via me lo ricordo
scattano una foto da lontano
perché son l'unico nella piazza
un campanello rintuzza i dialoghi degli spazzini
tra poco anche i passeri torneranno a chiedersi
votare scheda bianca o non presentarsi affatto?
solo io e te se potessimo vederci qui adesso
so che non diremmo nulla
tutto quello che dobbiamo dirci
morbido ristagna nei nostri crani
tenera mi accarezzi ossa delle mani e organi interni
tutto andrà per il meglio
sembra dica uno spazzino all'altro
ed io ci credo per davvero
i nostri giovani organi
li abbiamo svezzati tra le pause
i nostri teneri accordi
li abbiamo registrati nel silenzio

Monday, October 5, 2015

Maria, solitaria

Maria solitaria chiude la finestra
per non far entrare il silenzio
discreta guarda la piazza deserta
quante stelle han cercato di incendiarla,
arrivano sempre tardi
causa assenza di adeguati mezzi pubblici.
Maria solitaria chiude la finestra
la DIGOS stanca si trascina verso il palazzo comunale
l’amministrazione per guadagnare tempo ha assassinato l’illuminazione
ma non sanno loro
quanta oscurità abbiamo masticato
al buio ormai vediamo tutto meglio.
Maria solitaria chiude la finestra
per non far rientrare il silenzio
seduta sul pavimento della grande casa sfitta
cercando qualcosa da opporre 
a questa lenta emorragia di suoni.
Cosa è rimasto? 
Qualche tonnellata di pietre antiche
spiagge nascoste
decine di prodotti tipici locali.
Maria solitaria si alza pensosa
per andare sotto le coperte che sono il suo bunker
da uno spiraglio fissa il soffitto colmo di crepe
e ritornano in mente le rumorose folle della sua infanzia,
ad ognuna assegna un nome 
un nome di una persona andata via
e si ricorda

volevo parlarti di piero e vittoria / infezione

un film degli anni sessanta alain delon si chiamava piero monica vitti? vittoria c’erano le albe già i tramonti c’era mio padre in c...