non so come misurare le mie giornate.
diventano interminabili
poi brevissime poi non c'è più il tempo
né lo spazio
mi parlano in una lingua
che non so parlare
ma che provo ad ascoltare forse a guardare
sono polvere che inalo
dalla sua finestra
al piano terra un'anziana guarda garbatella
i nostri occhi si incrociano
la vedo dirmi qualcosa
o forse era solo sovrappensiero
comunque poco importa
non sono riuscito a capire il senso della frase
ho pensato all'ultima volta in cui ti ho visto
non avevi forza non avevi voce
le tue labbra erano pesanti come ponti levatoi
eppure si muovevano
mi dicevano qualcosa, ricordo alcune singole parole
andare / zia / (forse anche roma?)
soprattutto ricordo il terrore di guardarti
e non riuscire a decifrarti
c'è un linguaggio che è prevalentemente da osservare
un dolore che rivedo negli alberi
nei prati incolti nei cestini vuoti di garbatella
in qualche modo questo luogo
mi dà la forza di ammetterlo
quel pomeriggio di aprile
se togli alcune piccole parole
non sono riuscito a capirti.